Contatti
Home
 
         
Appuntamenti
Recensioni
A botta calda
Informazione negata
Il documento
L'intervista
Il punto di vista
Da leggere insieme
Accademia della Pace
Educazione ai media
Blob
Stampa internazionale
Lettere arte scienze
Biblioteca ideale
Lettere alla stampa
Stampa italiana
Informanews
Milano e Lombardia
ZERO il libro il film
Eventi e Segnalazioni
Governo notizie Elezioni
Canale Zero
Appelli
Pandora
Ambiente
Economia
Mondo facebook
Editoriale
Indueparole
Concertodiparole
Governo di Milano
 
Cerca

Parola chiave
Categoria
Autore
Dal
Al
 
Novembre 2017
D L M M G V S
1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930
 
Arcoiris
 
Link a sito nazionale
 
Casa della cultura
 
PARTECIPA MI
 
 
Lettere alla stampa
Professione e mercato

Cara MegaChip

Qualche giorno fa il ministro Bersani ha proposto un pacchetto di liberalizzazioni delle professioni che avrebbero lo scopo di garantire† noi cittadini
Premetto, per onestà intellettuale, che chi scrive è un architetto di trentacinque anni e che sarei ben felice che qualcuno riuscisse ad argomentare le decisioni prese dal Ministro per convincermi della bontà delle sue posizioni.
La sensazione è quella di una populistica genuflessione al dio mercato a cui tutto va sacrificato in nome di una presunta protezione dei diritti dei consumatori, e già non si capisce perche' i diritti da difendere non dovrebbero essere dei cittadini.
Cerchero' dunque di analizzare alcuni punti in modo quanto piu' sintetico possibile nella speranza che qualcuno, dicevo, possa farmi desistere da queste opinioni.

I "PRO" pi√Ļ significativi che ho sentito essere stati messi in campo a favore della lliberalizzazione delle professioni sono:

1) in termini di mercato si possono negoziare le parcelle con il professionista che deve quindi fare i conti con la concorrenza dei colleghi con il risultato di un abbassamento generalizzato delle parcelle, concorrenza che non si svolgerebbe solo sul piano economico ma anche qualitativo

2) la possibilità di farsi pubblicità tende ad ampliare le prospettive di sviluppo del volume di lavoro degli studi professionali

3) con la liberalizzazione si farebbe (non si sa in che modo ) piazza pulita del clientelismo con il quale gli operatori "proteggono" la professioni da eventuali "incursioni" esterne.

Vorrei ora proiettare questi punti nel mondo reale di cui i DS, e non solo, spesso sembrano avere solo una vagula idea, volendoli credere in buona fede...

Il professionista e il mercato:

Non ho dubbi che ci sarà un calo delle parcelle data l'introduzione di questa nuova situazione. Ma la domanda a questo punto è: Quale professionista sarà in grado di attuare questo "sconto"?
Colui il quale ha nel suo studio giovane mano d'opera a basso costo, sfruttando la famosa favola della gavetta.
Quindi un giovane professionista non sarà mai in grado di competere con i prezzi dei grossi studi che stanno in piedi su uno schiavismo legale di cui nessuno mai parla.
Ora è noto a chi è del settore (sfido chiunque a contraddirmi) che in italia non si prendono gli incarichi pubblici perche' si è bravi, ma perche' si conosce qualcuno.
Quindi da un lato un certo tipo di incarichi sono preclusi a chi voglia operare nel settore con le proprie gambe senza spintarelle di genere, dall'altro ci si vede scippare anche dei piccoli incarichi dei privati i quali gi√† provati† da una situazione di impoverimento generale del paese non hanno altra scelta che rivolgersi a chi†proponga loro il prezzo†piu' basso.
C'e' poi la bufala per la quale vi sarebbe anche una concorrenza fatta sulla qualità.
E' noto, sempre a chi fa la professione, che la percentuale di clienti che prediligono la qualità al buon prezzo è sempre trascurabile rispetto alla massa che costituisce il mercato e solitamente è un tipo di clientela che si rivolge al grande nome.
Cionondimeno si ha il coraggio di insistere che chi fornisce prestazioni di qualit√† sar√† comunque avvantaggiato rispetto a chi† fornisca servizi mediocri, quandanche non scadenti.
La pratica giornaliera della professione, e a logica non potrebbe essere diverso da cosi', mi ha invece insegnato che la qualità professionale in italia è COMPLETAMENTE fuori mercato.
Agli architetti (mi limito al campo che meglio conosco)†non viene mai richiesto di saper progettare e di saperlo fare bene. Viene chiesto di saper fare un preventivo, un computo, un calcolo, un dettaglio costruttivo, un po' di contabilit√† dei cantieri, cantrieristica in genere, sicurezza, ma mai viene rischiesta la capacit√† di progettare, che invece dovrebbe essere†la cosa attraverso cui tenere insieme tutte le altre (certo importanti).†Questo perche'?
Perche' la qualità, oggi, in italia, viene considerata un orpello trascurabile, inutilemente costoso anche quando faccia levitare i costi di una percentuale quasi trascurabile rispetto al semplice e crudo atto costruttivo.
Questo si verifica perche' quasi sempre il cliente non ha nemmeno gli strumenti per valutare se quella che gli viene proposta sia una consulenza qualitativamente valida o meno e basa il suo giudizio finale su un buonsensismo a volte (purtroppo) molto distante dalle intriseche problematiche dello svolgimento della professione.
Per questo motivo molti colleghi e professionisti di altri ordini hanno da tempo abbandonato la logica del proporre una consulenza seria,†appioppando al cliente la cosa piu' vendibile.
Quindi effettivamente concordo che oggi le parcelle (i famosi minimi professionali) non corrispondono qualitativamente alla prestazione che il cittadino riceve da un professionista. Pero' allora il problema non è quello di rinunciare preventivamente alla qualità, accettando il vantaggio (in realta' molto miope) di avere un servizio a piu' buon mercato, ma cosa mai di fare una bella ripulita negli ordini professionali in cui chi abusa della professione (non fornendo consulenze di qualità) viene sbattuto fuori!!!

Insomma nella professione c'e' bisogno di etica e non di mercato.

Un'ulteriore riflessione si impone su un piano di principio.
Il professionista per definizione deve fare l'interesse del proprio cliente al di fuori di qualsiasi altra logica.
Un imprenditore deve stare nel mercato, e ha come obiettivo il proprio TORNACONTO, che non coincide necessariamente con l'interesse del cliente.
Il voler ripensare la figura del professionista sacrificandone il senso sull'altare del mercato non fa che diminuire in definitiva le garanzie del cittadino mettendo al centro dell'attenzione del professionista non già il proprio cliente, ma la propria sopravvivenza di mercato. E' chiaro come in questa situazione si genera un conflitto di interessa insanabile nel quale i diritti del cittadino vengono sistematicamente schiacciati.

Ovviamente di controllare l'operato dei professionisti, in tutto questo calderone, nessuno parla. A nessuno che venga in mente di controllare che architetti ingegneri e geometri non facciano anche i mediatori immobiliari, o che affidino direttamente o indirettamente incarichi a se stessi approfittando di cariche pubbliche o insomma una delle molte cose che un porfessionista dovrebbe rifiutarsi di fare per una semplice e quanto mai attuale questione etica. A nessuno salta in mente di fare controlli a tappeto per verificare quale sia l'onorario di un medico che riceva privatamente nel suo studio, anche perche' si sa che i medici meglio tenerseli buoni quando si parla di rischiare di finire all'altro mondo...

E che dire del fatto che un farmacista potrà avere piu' di una farmacia.
Certo detta in questo modo sembra veramente una riforma libertaria. in realtà non viene fissato alcuno nuovo limite il che significa che se un farmicista vuole può anche fare la catena di farmacie. Forse fino a 2 o 3 non ci sarebbe nulla di male, ma noi sappiamo che quando manca il limite, il limite si supera e ben presto ci saranno gruppi di distribuzione farmaceutica con migliaia di sedi con le quali evidentemente non sara' possibile interfacciarsi, come avviene gia' oggi con le grandi compagnie in genere dove se hai un probelma vieni rimpallato da un telefonista all'altro.

Si certo, si prevede (forse, non è chiaro) la class action, ma siamo realisti, c'e' proprio bisogno sempre di ingigantire tutto? ingigantire i metodi di difesa dopo aver ingigantito quelli di attacco? non sara' che fra tutti questi giganti qualcuno poi alla fine rischia di farsi male e di non avere piu' modo di rifarsi?
Non si puo' cercare di mantere l'economia a livelli umani e controllabili?
o bisogna per forza tendere a questo mostro senza testa che è il mercato?

Alberto Pavesi

di Alberto Pavesi - 04 Luglio 06