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Sotto la notizia niente - Cap. IV°, par. 12 - Le notizie del nemico

Ciò che gettò nella confusione le redazioni dei giornali, nei settantaquattro giorni, fu anche la sovrapposizione delle fonti ufficiali, che peraltro erano avare di notizie. Allo staff della presidenza coordinato da Ingham, e a quello della Difesa nelle mani di McDonald, si aggiunse presto un terzo centro informativo, controllato dal tesoriere del Governo, e presidente del partito conservatore, Cecil Parkinson. Inoltre, il segretario generale alla Difesa, sir Frak Cooper, prese l’abitudine di convocare i direttori dei maggiori giornali, per dare direttive e consigliare commenti. Su piazza, d’altra parte, non c’era altro. I reportage dal teatro delle operazioni erano spesso vuoti, sempre intempestivi. La radio era la regina, nei limiti della censura. Le immagini della tv arrivavano con spropositati ritardi: per ragioni di ordine tecnico, si disse, ma in realtà per una decisione politica. Si sarebbe potuto utilizzare, infatti, il sistema satellitare Skynet, ma la Marina non lo consentì; né il governo britannico chiese mai agli Stati Uniti di far uso del loro satellite militare Discus. E così le immagini girate dal cameraman Bernard Hesketh, in pool per la Bbc e la privata Itn, dovevano raggiungere ogni volta via mare l’isola di Ascension, distante circa 5.500 kilometri dalle Malvinas, per poi essere spedite a Londra in aereo. Gli inglesi (e il mondo) videro qualche aspetto della riconquista da parte delle forze britanniche del South Georgia ventitre giorni dopo che era avvenuta, assistettero all’affondamento dell’Ardent venti giorni dopo, ricevettero le immagini del bombardamento di Port Stanley dopo nove giorni, a guerra ormai conclusa. Il ritardo minore era in questo caso dovuto al fatto che le immagini erano di fonte argentina.

Fu una delle non poche occasioni in cui, sia pure con riluttanza, i mezzi di comunicazione britannici furono costretti a servirsi di informazioni provenienti dal nemico. Il ricorso alle fonti argentine era invece divenuto quotidiano per le agenzie mondiali, e in particolare per quelle statunitensi, umiliate con l’esclusione dalla missione della Royal Navy. Non che i militari di Galtieri fossero prodighi di notizie, soprattutto quando si profilò per loro una totale disfatta. Tuttavia le fonti argentine erano più vicine al teatro d’operazione, e a volte battevano sul tempo l’occhiuta burocrazia di Ian McDonald.

Il controllo centralizzato e governativo sull’informazione – “caratteristica tipica dei regimi autocratici” – si lamentò Peter Preston del “Guardian” – determinò una deplorevole commistione tra stampa e potere, ed una utilizzazione di quella da parte di questo. False notizie furono lanciate sulle onde delle trasmissioni in lingua spagnola del “World Service” della Bbc. L’obiettivo – fu detto poi – era di “demoralizzare il nemico” . Informazioni menzognere furono fornite alla stampa sul bombardamento della pista dell’aereoporto di Port Stanley. L’affondamento dell’incrociatore argentino “General Belgrano” (perirono i trecento membri dell’equipaggio) fu spiegata col fatto che la nave era penetrata nella “zona proibita” di duecento miglia. La stampa inglese riportò fedelmente la notizia, poi rivelatisi falsa: il “General Belgrano” non solo si era tenuto ben lontano dalla linea proibita,  ma stava facendo rotta verso un porto argentino. La guerra, costellata di bugie di stampa, di reticenze, di incredibili ritardi nell’informazione, di ridicoli segreti, si concluse con un ultimo scoop alla rovescia: non si videro mai – forse non furono mai girate, forse furono censurate – le immagini della resa argentina. Eppure, più che alla cronaca, erano destinate alla storia. Anche in questo caso, i grandi fabbricatori dell’infomazione ad uso del potere corsero ai rimedi alcuni anni dopo: alla fine della guerra del Golfo le scene della resa dei malconci soldati irakeni, nel desereto del Kuwait, furono non solo girate, ma fatte ripetere più volte ai miseri protagonisti, come in un film.


 

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http://www.lombardia.megachip.info/vis_cont.php?id_art=378

A cura della Redazione - 13 Febbraio 06