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Sotto la notizia niente - Cap. IV°, par. 7 - Watergate

Nella fase conclusiva della guerra del Vietnam, e subito dopo la guerra, i mezzi di comunicazione statunitensi conobbero una stagione di grande vivacità e di conflitti con le amministrazioni. Ma il fenomeno non fu soltanto americano: anche in Europa la ventata liberatoria del '68 aveva portato ad un diverso rapporto tra stampa e potere. Il momento forse più alto, certo il più spettacolare della nuova stagione fu lo scandalo del Watergate. Grazie ad un minuzioso lavoro investigativo, e alla collaborazione di una presunta fonte interna all'amministrazione (la famosa "Gola Profonda" ) , i due giovani giornalisti del giornale della capitale, la "Washington Post", Bob Woodward e Carl Bernstein, ricostruirono i retroscena dell'incursione a scopo spionistico di esponenti dell'entourage di Nixon nella sede del Partito Democratico, nel 1972.

La data d'inizio di quello che resta il più grande scandalo politico del secolo è il 17 giugno: un piccolo commando di persone, poi divenute famose come "gli idraulici" - al servizio del partito repubblicano, fu scoperto mentre rovistava nell'ufficio del Watergate dove aveva sede lo staff elettorale del rivale democratico di Nixon, il senatore George Mc Govern. . Informati da “Gola Profonda” e grazie ad una serie successiva di colpi di scena e rivelazioni, Woodward e Bernstein - le cui facce, ha ricordato qualcuno, si confondono ormai nel ricordo con quelle di Robert Redford e Dustin Hoffman, che li impersonarono sullo schermo nel film "Tutti gli uomini del presidente" - riuscirono a dimostrare che Nixon era perfettamente al corrente dell'incursione, e che quindi, dichiarandosi all'oscuro di tutto, aveva ripetutamente mentito alla stampa, ai giudici, al congresso, all'opinione pubblica.

L’atto finale della vicenda fu la spettacolare confessione, davanti al Senato e a milioni di americani incollati davanti alla tv, di John Dean III, il consigliere legale di Nixon. La Corte suprema ordinò al Presidente la consegna delle registrazioni delle sue conversazioni alla Casa Bianca. E dai nastri risultò che Nixon aveva cercato di utilizzare la Cia per bloccare o depistare l’indagine condotta dai funzionari dell’Fbi.
Da allora, apparentemente, tutto è stato scritto sulla vicenda, divenuta classico (e raro) esempio della funzione autonoma dell’informazione di fronte al potere. Restano ancora alcuni interrogativi aperti. Non la colpevolezza di Nixon: recentemente, un anno prima della morte dell’ex presidente, Len Colson, uno dei suoi consiglieri alla Casa Bianca, l’ha ulteriormente confermato, rivelando alla Cbs che appena 24 ore dopo l’arresto degli “idraulici” Nixon telefonò dalla Florida per informarsi e, messo al corrente dell’incidente, per la rabbia gettò a terra e fece a pezzi un posacenere.

Misteriosa è però restata l’identità di “Gola Profonda”, “uno dei segreti meglio custoditi del secolo”, secondo Bob Woodward. Lo stesso giornalista, a negare che sotto lo pseudonimo si celasse una sorta di figura simbolica ma inesistente, fatta di tante piccole fonti, ha aggiunto, vent’anni dopo il Watergate :” è vivo, è un ex membro del governo, è un uomo” . La mancata identificazione dell’informatore misterioso ha dato alimento negli anni, ovviamente, a ipotesi, sospetti e congetture. Secondo la più recente, “Gola Profonda” era Patrick Gray, allora direttore ad interim dell’Fbi. In un libro pubblicato negli anni novanta sotto il titolo “Silent coup”, Len Colodny e Robert Gettin, un giornalista e un investigatore privato, hanno puntato il dito invece contro il generale Alexander Haig, potente capo del Pentagono e rivale di Nixon.

Non è stato nemmeno chiarito l’obbiettivo dell’incursione spionistica al Watergate. Secondo Howard Hunt, uno degli “idraulici”, lo scopo era fotografare i libri contabili dei democratici, nella speranza di trovare informazioni su eventuali finanziamenti illeciti. Secondo un’altra delle spie, Virgilio Gonzales, si stavano cercando prove sui rapporti tra McGovern e Fidel Castro. Colodny e Gettin sostengono invece che gli idraulici volevano recuperare un’agenda in cui c’erano tracce di un giro compromettende di call-girl.

Durante tutta la crisi del Watergate l’atteggiamento critico di parte della stampa e – di riflesso – dell’opinione pubblica, fu accentuato dalle menzogne di Nixon e dal suo atteggiamento di disprezzo per il giornalismo e l’informazione. “Tra i presidenti moderni – ha rilevato un biografo – pochi possono vantare relazioni peggiori con i giornalisti di Richard Nixon. L’evidente disapprovazione nei confronti della stampa istituzionale, che a sua volta gli dimostrava diffidenza, ne permeò l’amministrazione e mise i collaboratori in uno stato mentale di cospirazione.”
Tutto l’ultimo anno della presidenza Nixon fu dominata dal duello con la stampa. Peggio, fu una sorta di agonia, in cui la politica della Casa Bianca era interamente condizionata “da sessioni strategiche dietro le quinte sul modo di rispondere alle accuse di infrazione della legge” .Il 9 agosto 1974 Richard Nixon, seguito dal suo vice Spiro Agnew, diede le dimissioni, con un addio alla nazione giudicato “lacrimoso” .

Dopo di allora, come a volte accade, non tutti i protagonisti dello scandalo tornarono nell’ombra; né alcuno di loro pagò veramente e personalmente. Richard Nixon scrisse una serie di libri, si trasformò in una sorta di vate-consigliere per la politica estera e, alla morte, fu celebrato da molti come un grande politico incappato in uno sfortunato incidente. John Dean III° fece i soldi come conferenziere, scrisse un best seller e approdò ad una lucrosa carriera di banchiere a Beverly Hills. Un altro degli ex consiglieri della Casa Bianca, John Ehrlichman, divenne specialista di problemi ambientali ad Atlanta, mentre il suo collega H.R.Haldeman, oltre a fare l’agente immobiliare, organizzò una grande catena di ristoranti. Infine, il cervello dell’operazione spionistica, Howard Hunt, si trasformò in scrittore, mettendo a profitto la sua esperienza in settanta romanzi. Il giudice Sirica, che era riuscito sfidando i potenti a mandare in prigione, sia pure per un breve periodo, i malfattori, superò decorosamente, ma senza cariche né speciali prebende e vivendo solo infine della sua pensione, i novant’anni di età.

 

nella ilustrazione: Robert Redford e Dustin Hoffman nel film: "Tutti gli uomini del presidente"

Link
http://www.lombardia.megachip.info/vis_cont.php?id_art=356

- 07 Febbraio 06