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Il documento
Asli Erdogan chiama
Un'Europa tutta ripiegata su se stessa nella preoccuoazione per i suoi decimali di euro e intenta a costruire muri di contenimento nel vano tentativo di tenere lontani gli affamati, non si accorge del grido di dolore che viene dalle macerie di guerra, dalle carceri infami dove vengono ammassate decine di migliaia di persone; non si accorge degli abusi perpetrati a un pugno di ore di distanza dai suoi confini . Questa Europa che fu cieca di fronte allo sterminio degli ebrei e dei dissidenti e dei diversi di ogni diversità, chiude ancora gli occhi, illudendosi che non verrà toccata dalle cose orribili che toccano il mondo circostante. Una Europa attenta agli affari con chiunque, con qualsiasi tiranno, è cieca e sorda; e allora il grido di allarme e di dolore di una donna prigioniera di uno di questi tiranni arriva forse flebile, anche se ospitato in un importante organo di comunicazione; e lì quella voce tende fatalmente a confondersi con mille voci diverse. Ad Asli Erdogan appartiene adesso quella voce disperata e noi non possiamo fare altro che registrarla e diffonderla nel nostro piccolo spazio. Asli Erdogan: io prigioniera del Sultano rischio la vita in carcere La grande scrittrice è in cella da agosto con la sua accusa di terrorismo per aver scritto per un giornale curdo La scrittrice Asli Erdogan globalist 9 dicembre 2016 Un grido d'aiuto dal carcere turco. La scrittrice Asli Erdogan (solo omonima del Sultano) si trova nella prigione femminile di Bakirköy a Istanbul e tramite il suo avvocato è riuscita a rispondere al Corriere della Sera. Uno scoop di grande interesse firmato da Alessandra Coppola, giornalista di punta del quotidiano milanese. Ecco i passaggi dell'intervista della Erdogan: "«Sono stata arrestata il 16 agosto perché consulente editoriale del quotidiano Özgür Gündem (indicato dal governo come organo del Pkk, partito curdo illegale, ndr), nonostante la legge sulla stampa dichiari in modo netto che i consulenti non sono responsabili giuridicamente per la linea e i contenuti del giornale. In Turchia per la prima volta un quotidiano è stato dichiarato “organo di stampa di una organizzazione terroristica”. È completamente illogico, fuori dal diritto, campato in aria… Non c’è una sola prova contro di noi, per formulare l’accusa hanno usato poche frasi estrapolate da quattro miei articoli, mai contestati prima. Il procuratore per nove persone, me compresa, ha chiesto l’ergastolo: la condanna che ha sostituito la pena di morte! In breve: vengo giudicata perché sono il consulente a titolo simbolico di un giornale legale ed è stata richiesto per me l’ergastolo. Per quanto ne sappia, è la prima volta al mondo: baserò la mia difesa su questo nonsense». «Negli ultimi quattro mesi ha aggiunto la scrittrice - sono state arrestate 40mila persone con l’accusa di appartenenza a organizzazione terroristica. Circa 150 “giornalisti” sono in carcere, tra questi scrittori, linguisti, professori di economia. Sono stati chiusi tra 150-200 organi di stampa e case editrici. Ci sono tra i detenuti anche decine di politici. Pochi giorni fa è stato arrestato un giudice nel corso di un’udienza (nel processo per l’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink, ndr)». Perché il presidente Erdogan teme i giornalisti? «L’Europa - ha proseguito Asli Erdogan - deve smettere subito di chiudere gli occhi nei confronti della Turchia per la crisi dei migranti, ha il potere di fare pressioni, anche commerciali. La Turchia sta utilizzando persone disperate come merce di ricatto». Ma anche le carceri turche sono posti rischiosi e nei quali è complicato sopravvivere. E la scrittrice ha raccontato: "La settimana scorsa, un deputato dell’Akp (il partito del presidente, ndr) ha avvisato: “Ci possono essere delle aggressioni alle carceri, i terroristi potrebbero essere linciati”. Dopo questa minaccia abbiamo avuto davvero paura. È aumentato il numero dei cancelli di ferro, ma più che per proteggerci, per rendere ancora più difficili le nostre uscite! Per cinque notti abbiamo fatto i turni. Domenica è scattato l’allarme, ma mi ci sono talmente abituata che ho continuato a tirarmi le sopracciglia. Per non morire tra le fiamme ho calcolato come potrei facilitare il mio soffocamento... Sono totalmente vulnerabile, come ogni oppositore in Turchia».
Link
http://www.globalist.it/world/articolo/209149/asli-erdogan-io-prigioniera-del-sultano-rischio-la-vita-in-carcere.html

di germana pisa - 13 Dicembre 16