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PARLA ITALIANO LA PARTICELLA DI DIO
C'E' un anello enorme al Cern costruito per prendere al laccio i misteri delL'universo: il bosone di Higgs (di cui una settimana fa è¨ stata annunciata una traccia), materia ed energia oscura, i primi istanti dopo il Big Bang, la supersimmetria, l'esistenza di dimensioni extra. I suoi signori parlano italiano, anche se il gigantesco tunnel circolare dell'acceleratore di particelle Lhc ( Large Hadron Collider) corre per ventisette chilometri tra le montagne del Giura e il lago Lemano, cento metri sottoterra a cavallo della frontiera svizzera e francese. Lunedì mattina a Milano i signori italiani dell'anello si sono riuniti al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica per raccontare lo strano mondo di Lhc e la frontiera delle loro ricerche... I responsabili dei cinque esperimenti del Large Hadron Collider più il direttore della ricerca del Cern Sergio Bertolucci, insieme al presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) Fernando Ferroni, hanno ricordato che il nostro paese ha una competenza all'avanguardia nel settore della fisica e può appoggiarsi sulle spalle dei giganti dei secoli passati, ma finirà  per soffocare questo fiore prezioso se lascerà  espatriare tutti i suoi giovani talenti appassionati ma precari. Oggi un decimo dei diecimila fisici che lavorano a Lhc sono italiani. Dei sei miliardi di euro spesi per costruire la macchina più grande mai realizzata dall'umanità , il 15 per cento viene dal nostro paese. E in Italia è stata realizzata una parte del motore: i magneti che accelerano i protoni fino al 99,99 per cento della velocità  della luce e ne piegano la traiettoria lungo il tunnel circolare. Lhc è allo stesso tempo il luogo più freddo dell'universo (i magneti lavorano a meno 271 gradi, uno in meno della temperatura media dell'universo); il più caldo (nei punti di collisione tra i nuclei di piombo si raggiungono temperature dieci volte più alte dell'esplosione di una supernova); e anche il più vuoto, affinchè¨ nel tubo dove vengono accelerati i protoni o i nuclei di piombo nulla disturbi la folle corsa delle particelle. Nel 2011 è stato emozionante per noi - racconta Fabiola Gianotti -, dal 2009 a capo dell'esperimento Atlas: un gigante di settemila tonnellate, venticinque metri di altezza e tremila fisici di cui mille italiani. Proprio Atlas, insieme all'esperimento gemello ( e rivale) Cms, ha osservato il primo segnale del bosone di Higgs. - La macchina ha funzionato benissimo e abbiamo ristretto la finestra entro cui, se esiste, questa particella deve trovarsi. Se pensiamo che a lei hanno dato la caccia per oltre quarant'anni acceleratori di tutto il mondo, si può intuire l'atmosfera di entusiasmo che viviamo. La definizione œparticella di Dio fa però inorridire i fisici. Ma sulla sua importanza si concentra Guido Tonelli, portavoce di Cms: - Senza il bosone di Higgs non esisterebbe la chimica e non esisteremmo noi. Fra le sue funzioni questa particella limita il raggio delle interazioni deboli all'interno del nucleo degli atomi e lascia invece che le interazioni elettromagnetiche abbiano una portata più estesa nello spazio, permettendo che giochino un ruolo importante nella nostra vita quotidiana. Spiega poi come mai le particelle elementari abbiano masse diverse l'una dall'altra. I cinque spokesperson italiani (sui sei totali di Lhc) guidano i loro esperimenti in virtù di una democratica elezione da parte dei colleghi. Pierluigi Campana, spokesperson dell'esperimento lhc-b cerca di capire il perchè dell'asimmetria tra materia e antimateria, mentre Simone Giani con il suo Totem analizza la traiettoria dei protoni dopo le collisioni per dedurne la struttura interna.. Paolo Giubellino è responsabile dei mille fisici di Alice, l'esperimento che si concentra sullo studio delle collisioni tra nuclei di piombo. E in queste collisioni che raggiungiamo una temperatura centomila volte più calda del centro del sole. La materia assume una forma che chiamiamo plasma di quark e gluoni, caratteristica dell'universo fino a una decina di millesimi di secondo dopo il Big Bang. Abbiamo osservato che le piccole fluttuazioni all'interno di questo plasma lasciano una memoria di sè nel momento in cui la materia si espande e si raffredda. La struttura su larga scala del'universo, con tutta probabilità , è frutto di fluttuazioni minime avvenute nei primi istanti dopo il Big Bang. Se Lhc è in grado di scrutare nel destino dell'universo osservando il suo seme, saranno i prossimi anni a dircelo. Siamo entusiasti per i risultati raggiunti finora - sorride Bertolucci - ma non dimentichiamo che questa macchina, avviata due anni fa, è stata studiata per durarne altri venti. Elena Dusi Da La Repubblica del 22 dicembre 2011
a cura di germana pisa - 22 Dicembre 11