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Stampa internazionale
Un’Europa senza cuore - da Le Monde
Un’Europa senza cuore di Jean Pierrre Stroobants Tra tutti i funzionari europei Pier Soldati è il più conosciuto – e forse il più apprezzato. Apprezzato dalla stampa, in ogni caso. Perché è lui che, arroccato nel suo ufficio senza finestre nel sottosuolo del Berlymont, la sede della Commissione, regola con precisione e bonomia gli accrediti dei giornalisti. Egli è, per molti, il primo contatto nell’universo impersonale e freddo dell’Eurocrazia. A Bruxelles, l’architettura degli edifici è lo specchio di quella delle istituzioni: complessa, spesso imprescrutabile. Almeno, i giornalisti non subiscono – loro – la triste sorte dei turisti che hanno la cattiva idea di prendere il metro fino alla stazione Robert Shuman, ignorando senz’altro che la fermata che porta quel nome non conduce ad alcun luogo che permetterà di accostare in alcun modo l’Europa e di onorare Shuman e gli altri “padri” delle istituzioni. Nessuna porta si apre davanti ai cittadini che – apparentemente – sono indesiderati. Dopo aver fotografato la facciata di Berlaymont, del Juste Lipse – il palazzo del Consiglio e, più avanti, del Caprice des Dieux – soprannome ironico del Parlamento europeo – questi sfortunati visitatori fanno tre piccoli giri e poi se ne vanno: l’Europa, a Bruxelles, è parecchia carta, dichiarazioni e ambizioni. Ma, per il resto, è come nei testi degli eurofobi: un luogo senza cuore. Nel senso letterale del termine. Malgrado i considerevoli mezzi di cui dispone, l’Unione non è riuscita a promuovere nella sua capitale un solo progetto di valore, e di accoglienza, a lasciare l’impronta di un suo gesto architettonico. Per darle respiro, non un museo o un Centro di Incontro che permettesse ai visitatori di informarsi su di un progetto che, a forza di essere descritto, sembra essersi rassegnato a rappresentare la sua caricatura. Coloro che hanno immaginato di far nascere un museo europeo – una decina di anni orsono – si sono scontrati con ridicole questioni istituzionali e con paralizzanti lentezze. Bilancio? Zero. Pier Soldati è uno degli spettatori di questa crisi strisciante, di cui l’aspetto più inquietante è che essa sembra largamente accettata da tutti. Ivi comprese le redazioni: nell’armadio del responsabile degli accreditamenti ci sono dozzine di rettangoli gialli e rossi in plastica che ormai sono un mucchio… I detentori dell’indispensabile sesamo per aprire le porte – o almeno “certe” porte – della Commissione, del Consiglio e del Parlamento, hanno dimenticato Bruxelles. (quitté). Cinque anni fa, la capitale belga gridava all’orecchio degli scettici: “Cari amici, lo sapete voi che noi contiamo altrettanti giornalisti accreditati quanti sono a Washington?”- Si recensirono, effettivamente, all’epoca, 1300 possessori del badge europeo. Tre anni più tardi, il numero dei giornalisti en poste era diminuito di 200 unità. Oggi ne restano meno di mille – tra i quali circa 200 tecnici dell’audiovisivo – E, ancora, questa cifra comprende quei professionisti che hanno riempito i documenti necessari, ma che non seguono regolarmente l’attività dei Ventisette. E’ la prima volta, dal 1957, che il numero dei giornalisti en poste a Bruxelles diminuisce fino a questo livello. L’Associazione della Stampa Internazionale (API) giudica la situazione allarmante. Che significato dare a tutto questo? Che lettura dare di tutto questo? Certamente, gli effetti di una crisi economica senza precedenti che colpisce anche i Media e li induce a risparmiare sulle spese. Certamente, l’evoluzione di una buona parte della stampa, essenzialmente proposta a dare spazio alla cronaca “emozionale”. Certamente, anche l’indifferenza delle autorità belghe che – secondo molti – moltiplicano le procedure amministrative e fiscali, rifiutando inoltre lo statuto particolare dei corrispondenti, rivendicato dall’API. Il presidente di questa – Loreno Consoli – invita a prendere in considerazione altri fattori, che hanno a che vedere con la politica della comunicazione europea – da non confondere con l’informazione della Commissione europea – Sottolineata da episodi passati – come il tonfo dell’equipe di Jacques Santer - nel 1999 – abbattuta al suo esordio dalle rivelazioni dei giornalisti – quella ha progressivamente serré les boulons: attuato un giro di vite nutrendo la stampa di una quantità di informazione prefabbricata, tentando di convogliare tutti i contatti in un solo canale e organizzando una pretesa “trasparenza”. Questi servizi di “com’” utilizzano appieno le nuove tecniche, tra cui internet e il canale satellitare EBS e hanno l’ambizione di organizzare una comunicazione diretta con l’opinione pubblica. Testi, foto, interviste: tutto – per chiunque lo voglia – è fornito dalla Casa. Non si sa se di già, sia il caso di concordare con le parole del giornalista olandese Francis Boogaard, che ricorda come “la comunicazione diretta con il cittadino – su ogni argomento – è sempre stato il sogno di tutti i regimi totalitari. Si potrebbe – per contro – stupirsi che il basso numero di giornalisti incaricati di coprire l’attualità eruropea – non susciti – da parte delle istituzioni europee – e delle centinaia dei suoi funzionari incaricati dell’informazione – altra reazione che dei tentativi deliberati di evitare l’indispensabile filtro della informazione. Checchè ne pensino alcuni, è meglio sia sempre un giornalista piuttosto che un funzionario a valutare ciò che è veramente indispensabile far conoscere della vita di una istituzione. di Jean Pierrre Stroobants Rubrìca Lettre du Benelux Le Monde 6 Avril 2010 Courriel: stroobants@lemonde.fr traduzione di Germana Pisa
a cura di Germana Pisa - 11 Aprile 10