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Da Mont S. Michel a Parigi
Abbiamo gà  conosciuto Cecilia Righi di cui abbiamo recensito a suo tempo il libro "Parole dalle isole". Con il diario di viaggio che qui proponiamo, scritto anche per perpetuare -per sè e per gli amici che l'hanno condivisa - l'incanto di una esperienza, riscopriamo la ricchezza della sua prosa, oltre che divenire partecipi di quei giorni a Mont Saint Michel. * Raggiunto a piedi Mont-Saint-Michel dal grazioso hotel dove alloggiamo, Le Beauvoir, ricoperto di edera e gerani, camminando lungo tratti erbosi che si aprono nella prima di una delle numerose spiagge che incontreremo sul nostro itinerario; spiagge e lidi plasmati dalle maree che li nascondono per poi disvelarli in una giostra continua che incanta l'occhio e gonfia d'aria i polmoni mentre ossigena il mare e le rive cosparse di pietruzze luccicanti e conchiglie, - ci arrampichiamo su per le stradette che conducono in cima alla fortezza, alla guglia, all'Arcangelo, alla spada. Visitiamo il castello, la chiesa, il chiostro La Merveille che lascia proprio senza fiato (soprattutto per il panorama che si gode da lassù) e poi la Sala dei Cavalieri, il Refettorio e le cucine con l’immenso camino (- Ma quanti mangiavano qui dentro?). Esausti per la salita e la notte un po' inquieta passata in treno, riprendiamo energia camminando in riva al mare, su una spiaggia immensa, argentea che scintilla di detriti, come pepite nel tramonto rosa. Il 16 agosto partiamo per Dol de Bretagne salutando per sempre la Normandia e (pensiamo) Mont-Saint-Michel. Bretagna azzurra, accecante di luce e colori, minuscoli porti rocciosi, lagune che sembrano uscite dalla penna di Sir Thomas Malory, l'autore della leggenda d'Art, come inchiostro indaco, villaggi identici ai fumetti di Obelix, timbered house Inghilterra Tudor e però diverse, in uno stile irripetibile, chissà , e castelli e ville da fiabe di Perrault e poi fari rossi fiammanti di giorno ed algidi sull'acqua, nella notte; barchette-giocattolo su ogni spiaggia, fattorie perfettamente definite dove tutto è elegantissimo come in un paesaggio di Poussin al Louvre e, intorno, il silenzio musicale dell'arpa celtica. Ci dirigiamo verso Dol seguendo il corso del fiume Cuesnon. Sbarcati in fila ordinata sulle sue rive fiorite, la vista incantevole del cielo e dei prati, delle fattorie bianche coi tetti blu, perfette, orto e giardino da album di acquerelli, ha preso il sopravvento cucendo le bocche di tutti. Salvo poi farci esclamare all'unisono, dopo una mezz'ora di cammino vigoroso e un'occhiata alle nostre spalle, un - Oooooh! di meraviglia: Mont-Saint-Michel è ancora là! Un po' più distante ma solido, potente e misterioso nella bruma azzurrina. Sinceri d'infantile stupore, ci sentiamo coinvolti, starring a tutti gli effetti nello spettacolo di quelle terre e quelle acque dolci e salate che ci assediano ovunque con lunghi ciuffi verdi e fiori, misteriose pozze e pietre variopinte. L'incantesimo dell'isola e del suo santo protettore - che poi è un arcangelo ferratissimo - con la spada, la guglia e tutto l'occorrente per trafiggere e trafiggere e trafiggere, ogni volta che lo guardi, ha colpito anche il tuo cuore disincantato di trekker del ventunesimo secolo. Come dieci secoli fa. L'Arcangelo è dietro, davanti, intorno, ci segue ovunque. Cupolone di San Pietro (dai Castelli romani)su altri lidi, altre spiagge: per quanto ti allontani, è presente e vivido e testimone trionfante di cultura e potere. Sapienza dei luoghi, in passato! ... E delle anime. Così ogni qualvolta ci si gira verso l'isola/non isola non si riesce a trattenere un: - Ooooh! galoppante dagli occhi alle labbra perchè Mont-Saint-Michel è diverso ad ogni sguardo, immobile e mobile, nave all'orizzonte, stella polare, il primo raggio nella nebbia del mattino, enorme milkshake di fragola alla luce che si alza sempre di più nel cielo senza una nube, poi chimera nel giallo lucido di mezzogiorno, E.. ti basta allungare una mano. Tu ti sposti e lui è con te, grigioazzurro, da principio, poi pesca, e infine, oro e ghiaccio. Altroche¨ adieu adieu Mont-Saint Michel... ˜E il nostro angelo custode e lo sarà  per tutto il tragitto. ... Ma sono solo le due e mezza e ancora non abbiamo visto niente. Incontriamo i moutons dei p sale, l'indicazione Roz sur Cuesnon e ci rallegriamo: il cammino è ancora lungo ma siamo sulla buona strada! Tanto più che lovely! Mai vista una campagna simile in Italia (forse solo nelle estati dell'infanzia, secoli fa, tutto cancellato dalla monocoltura e dalle villette a schiera). Yucche dai petali candidi si alternano a bocche di leone, camelie, ginestre, ortensie e gerani di tutti colori, papaveri, fiori di campo gialli, azzurri, cremisi... Il clima è straordinariamente mite, Cote D'Azur. A Dol facciamo la foto di gruppo sotto il Menhir du Champ Dolent e il cielo si è abbassato in nuvole blu. Qualcuno spiega che il Menhir risale all'età  del rame anche se, intorno, gli è stata di recente creata un'area picnic con panche di legno chiaro sulle quali, al momento, si riposa una famigliola coi capelli biondi ingarbugliati dal vento che comincia ad alzarsi. Prima che incominci a piovere, visitiamo la Cattedrale gotica, in parziale restauro, con le vetrate iridescenti e passeggiamo tra una serie di casette medievali e rinascimentali, assemblaggio di stili e tempi diversi, ma di gusto perfetto (la Grisardiere, la Rose rouge, la Maison de Petits Palets). Tutto è elegante senza ostentazione, gradevole e sereno: c'è gente rilassata in giro, i ristoranti e i bar sono aperti in allegra quiete. Prendiamo un tè di fronte a un negozio di biancheria intima femminile osservando che, nonostante il nome trasgressivo (Moulin Rouge) espone corazze anni 50 ma... di grande appeal. E poi, verso Mont Dol, nuovamente al sole trionfante, fiori, case di bambola con le porte laccate d'azzurro o lilla, siepi, un laghetto con fiori di loto, giochi di bimbi, il Mulino a vento: una costruzione uscita dal Don Chisciotte, capolavoro d'ingegno e armonia il cui funzionamento un trekker esperto e paziente ci spiega con entusiasmo tecnico. A rotta di collo verso la stazione perchè si è fatto tardi, arriviamo mentre il treno sta per partire e romba sordo con improvvisi sbuffi e singhiozzi. La banchina è silenziosa e deserta, raggi di tramonto incipiente ai tetti blu dei palazzi intorno: solo il rombo del treno e la voce del capostazione. " Mesdames, messieurs... voitures voitures... è autorevole e ferma. La controllora, una bionda vaporosa, tiene l'indice a pochi millimetri dal pulsante di chiusura delle porte automatiche in attesa del fischio di partenza. L'ultima occhiata sulla banchina coglie il nostro gruppo che arriva trafelato; la controllora grida al capostazione qualcosa in francese e allontana di qualche millimetro l'indice dal pulsante di chiusura delle porte automatiche. L'uomo, tutto linee verticali â se si escludono le guance tonde per il fischio imminente - impietrito dalla sorpresa nella sua uniforme lilla e arancio, pendant agli interni del TGV, le lancia uno sguardo di azzurrissima disapprovazione e fa un energico no con il capo. Il treno parte spaccando il secondo tra le proteste del gruppo. Nazista! In Italia avrebbero aspettato! La solita grandeur francese! Sì ma qui gli orari sono orari e le regole sono regole. Per fortuna c'è¨ un treno tra meno di un'ora e la conversazione vira sul sasso magico di Mont Dol “ residuo di lotta tra S. Michele e il diavolo - che, se calpestato (o baciato o sfregato o non ricordo cosa) assicurerebbe il matrimonio entro l'anno: qualcuno se ne è distanziato in fretta. “ Non sono qui per beccarmi una maledizione! - Esagerata! - Subito siè accesa una scaramuccia pro e contro il matrimonio che troverà  la sua conclusione di fronte alle sculture Les Rochers dei Rothéneuf a Cancale. Il giorno dopo, polders, Vier sur Mer, pianura e fiori, azzurri, gialli, bianchi, rosa, fucsia poi spiagge disseminate di residui diafani, in marcia sulle spiagge sotto cieli bassi, tutti in cerca di conchiglie e poi un rigagnolo, erba altissima che ci arriva alla vita, fiori e vento, castelli, spiagge, gabbiani e barche. Cancale! Una barca rossa sulla spiaggia scompare due ore dopo il nostro arrivo inghiottita dalla marea. Ostriche e limoni, acque ricche di plancton garantiscono una gastronomia da capogiro: pesce freschissimo, molluschi e crostacei, cozze, vongole, ostriche e poi tartufi di mare, mandorle e ancora frutti di mare in bella posa sulle alghe e combinati sempre in modo diverso con buccini, galatee, chiocciole... e accompagnati da pane bianco e nero, galette di grano saraceno (complete: con prosciutto, formaggio e uovo), burro salato (demisel), biscotti (palet) o crepe (beurre sucre). Birra bretone al ristorante del meraviglioso albergo dove alloggiamo (La Mère Champlain) e qualcuno assaggia l'idromele (couchen) aspirando forse all'immortalità . Shopping, cena nuziale e poi una passeggiata su, nella chiesa, dove si trova un organo gigantesco e si svolge un concerto sacro con musicisti e pubblico compitissimi. Per la prima volta in vita mia, vedo una civetta, bellissima grande... “ Porta sfortuna, - mi dicono. “ No, perchè è già notte, - replico, avendo, come riferimento i versi dellâ™Enrico VI... come la civetta quando di giorno compare. Non so niente di rapaci ma Shakespeare è una garanzia in ogni campo. La mattina dopo visitiamo le sculture della Baie de Rothéneuf e, vedendo il bassorilievo di un uomo che bastona la moglie, concordiamo circa i rischi del matrimonio. Mont-Saint-Michel vigila sempre all'orizzonte, nella nebbiolina azzurra del risveglio. Port Briac, Port Mer, Iles des Laudes, Le Pointe du Grouin, la spiaggia de La Saussayes, Verger, fiori e rocce, Fort Guesclin, plage, laguna con bosco di pini. - Oh pace! Com'è bello il mondo. Plage du Le Pont, Saint Malo, bastioni, arrivo, marea, sole aquiloni la Grand Plage, tante cose da vedere: la tomba di Chautebriand, le Fort Nazionale e la casa della duchessa Anna. Fantastico ristorante, camerieri brillantissimi, glamour alla stregua del Visconte di Valmont e artisti di strada, anche loro assolutamente smart. Alla faccia di milanovendemoda. Del resto, i francesi... A Dinan ne abbiamo ulteriore conferma: suonatori di cornamusa, bombarda e oboe, l'arpa celtica di Alan Stivel ad ogni angolo di strada e clarinetto, flauto, fisarmonica insieme alla uileann pipe e a coppie di bellissimi giovani che danzano gavottes e jiggs scozzesi o scottish (irlandesi, in realtà ), canzoni popolari (soniouz) e nenie di donne che aspettano i marinai partiti (gwerzion). Con la ballata (kan ha diskan) e la famosa Dan Ar Braz siamo in piena età  cortese e...romantica. Artù e Coleridge, appunto. Abbiamo la fortuna di unirci a un coro splendido di Saint Malo l'ultima sera, prima di lasciare la Bretagna: cantiamo insieme i ritornelli di pirati, vecchi marinai e di... Volare. Ci congediamo con Bella Ciao, proposta dal musicista del gruppo, un piccolo uomo, nero di pelle e bianco rosso e blu nella sua coscienza di Francese democratico e repubblicano che conosce meglio di molti di noi, tutte le parole della canzone. C'è proprio da esclamare: Vive la France! E infatti, ora... corriamo a Parigi! [...] Cecilia Righi
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http://www.cronacheterrestri.it/vis_cont.php?id_art=759

di Cecilia Righi - 13 Marzo 10