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Il documento
lettera di un'amica

Una lettera che ebbi in dono e resi pubblica con il consenso dell'amica carissima; che qui ripropongo

Cara Germana
Oggi è il giorno della memoria, così mi torna in mente questa canzone
sentita ed imparata da piccola:

"son morto che ero bambino/son morto con altri cento/passato per un
camino/ed ora mi porta il vento...
No, non credo che l'uomo/possa imparare/ a vivere senza ammazzare/ nè
che il vento mai si fermerà."

Mi era piaciuta per la sua denuncia poetica e non retorica, ma la consideravo pessimista. Allora infatti pensavo: "No, non è vero, noi riusciremo a fermare quel vento maligno, che ha degradato gli esseri umani, tramutandoli in macchine infernali di distruzione e di odio. Noi fermeremo il vento".

La sporca guerra di Algeria mi è immediatamente crollata addosso con tutta la sua brutalità, ma apparteneva sempre ad un'altra generazione.
Continuavo a pensare che la nostra generazione, innocente e consapevole, avrebbe dato le ali a una speranza nuova.

Gli avvenimenti però si suseguivano anno dopo anno, atroci, devastanti, nonostante tutti i nostri sforzi ed ora, compiendo in maggio i 60 anni, come la Liberazione dal nazifascismo, mi trovo a dover ammettere che non siamo riusciti a fermare il vento.

I nuovi totalitarismi pseudo democratici e pseudo religiosi di Occidente e di Oriente sono inquietanti, subdoli, tetri grondano di sangue innocente, versato, come sempre, in nome di dio della patria e della libertà. Si rivestono di retoriche, che solo pochi anni fa sarebbero risultate inaccettabili e che al contrario ora ottengono consenso e risvegliano i mostri generati dal sonno della ragione, ma ancora di più dal sonno dell'ethos.

Ne prendo atto, ma non mi rassegnerò mai. Mi dico: dobbiamo contrapporre alla seduzione dei loro argomenti, non solo l'evidenza del degrado, che costoro producono nella realtà quotidiana di tutti gli esseri viventi, ma anche la luminosità e la bellezza di un modo diverso di vivere, che ancora non sappiamo raccontare.

Così il mio pensiero va paradossalmente allo tsunami, la cui potenza è stata assurdamente divulgata dai media come un tot di bombe atomiche tipo Hiroshima: una bestemmia pericolosa, che confonde le idee.

Le bombe di Hiroshima e Nagasaki sono un evento di distruzione di massa, con contaminazione radioattiva, voluto dagli uomini, che non ha risparmiato nulla e nessuno. Lo tsunami, espressione della vitalità del nostro pianeta, non ha ucciso nè gli animali selvatici, nè i cosidetti aborigeni "primitivi", non ha ucciso cioè tutti coloro che sanno ascoltare e capire la voce della Terra. Non ha ucciso la bimba inglese, che sapendo vedere ed avendo ascoltato è riuscita a salvare cento persone cosidette "adulte e civilizzate" e quando le hanno espresso le più stupite congratulazioni ha semplicemente detto "Non ringraziate me, ma il mio Maestro".

Non riusciremo più a capire ciò che percepiscono i mammiferi "selvatici" a qualsiasi specie essi appartengano, ma il messaggio della bimba inglese è chiaro anche per noi: per affrontare e arginare gli tsunami naturali e quelli generati da chi vuole imporre le proprie verità in punta di missile o con le cinture esplosive ci vogliono coscienza, conoscenza e, prima ancora, l'umiltà di saper imparare ed essere grati nei confronti di chi riesce ad insegnarci qualcosa.

E a quella bambina dobbiamo essere profondamente grati.

Oggi penso che quel vento non potrà mai essere fermato del tutto,così come mai riusciremo a controllare gli eventi naturali legati ad una creazione eternamente attiva. In noi il bene e il male sono intimamente mescolati e il Paese del latte e del miele esiste solo nei nostri sogni, nelle nostre utopie. Possiamo però imparare ogni giorno ad incanalare quel vento nel flauto della ragione, della tenerezza e dell'ethos per far nascere una musica nuova dove la notte e il giorno del nostro essere si mescolino con sapiente e paziente alchimia fino a raggiungere il gusto, sempre agrodolce, del rispetto reciproco e della giustizia.
Non so in quanti potranno riuscire in questa sorprendente impresa, ma so che non si tratta di utopia perchè quella bimba ci è riuscita.
Un abbraccio mia carissima amica.
Elena

- 10 Dicembre 09