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La scienza in Italia, le sue vicende più o meno ‘comiche’

Un articolo di oggi su Repubblica on line racconta la vicenda di un  medico ricercatore italiano – Paolo Fiocchi -  che lavora da molti anni negli Stati Uniti e che, a suo tempo contattato dal Ministero italiano dell’istruzione, della Università e della Ricerca (MIUR) perché dèsse il suo giudizio su di un paio di progetti scientifici, ha dovuto declinare l’offerta “con disgusto” e certamente anche con "infinita tristezza".

Il motivo del rifiuto Paolo Fiocchi lo ha spiegato a Repubblica : il nome di lui come valutatore avrebbe dovuto  – secondo le garanzie date dal MIUR – essere ignoto alle persone che dovevano essere oggetto del giudizio; tuttavia il medico ha ricevuto alcune e mail da parte di quelle medesime che lo sollecitavano caldamente a dare il “voto più alto possibile”.

Dopo qualche episodio del genere, Fiocchi ha scritto quindi al Ministero declinando l’incarico e spiegando le ragioni e non ha avuto alcuna risposta, per mesi. Da qui la sua denuncia pubblica al giornale.

Paolo Fiocchi fa rilevare un aspetto paradossale e “comico” della questione. L'incarico di valutare i progetti, spiega , viene dato dal Miur prevalentemente a "ricercatori fuori dall'Italia per migliorare la qualità e, purtroppo, l'onestà del 'review system' italiano".
Paolo Fiocchi  partecipa da tempo alla valutazione dei progetti dei National Institutes of Health Usa, sulla base dei quali vengono assegnati i fondi federali, e dove soprattutto queste pressioni non sono affatto normali, ma – dice - "forse ciò è fin troppo comune da voi"...

Con "grande tristezza" non possiamo purtroppo dissentire


Proprio oggi – rileggendo un numero di Le Scienze di qualche anno fa, esattamente dell’ottobre 2002 , mi è capitato di soffermarmi a leggere con l’interesse di sempre l’editoriale di Enrico Bellone, intitolato Libera scienza in libero Stato. Dopo aver espresso la sua soddisfazione per l’evento appena svoltosi a Roma – l’Assemblea generale della Scienza svoltasi al CNR a Roma, presenti 800 scienziati – lo studioso si rammarica della significativa assenza di personaggi del governo ad un evento così significativo e importante, così come della assenza di cronaca dell’evento su qualcuno degli organi di stampa quotidiani. Ma sembra proprio che al Ministero non fossero – dicono – informati dello svolgersi dell’evento…Tuttavia l’allora sottosegretario, Possa, del competente ministero aveva avuto modo di affermare decisamente che “la ricerca non sfugge alle regole del mercato” e su questo all’Assemblea si era dissentito e si era discusso ampiamente e civilmente, difendendo la Ricerca di base, “Senza questa ricerca fondamentale non esiste innovazione tecnologica[…]
Tuttavia il sottosegretario Possa  - come riferivano le agenzie di stampa (“Spero sia stato frainteso” dice Enrico Bellone) aveva qualificato quelle discussioni come “terrorismo”.

Riporto qui due passi dell’ editoriale che ho voluto accostare alla notizia di oggi relativa a Paolo Fiocchi non per una immediata similitudine ma certamente perché entrambe i fatti sono una spia delle difficoltà (eufemismo) del mondo della Scienza in Italia , di quanto siamo lontani dalle consuetudini degli altri Paesi e di molto altro ancora "tristemente"

Dice dunque Bellone, correggendo l’affermazione del sottosegretario che aveva affermato :“la ricerca non sfugge alle regole del mercato”:

[…]La ricerca fondamentale ha una prima caratteristica: le sue scoperte più importanti non sono programmabili. Neppure dagli scienziati. Figuriamodi dai governi. E, sul breve termine, esse non servono ad alcunché di commerciale. A che cosa servono infatti la scoperta di un nuovo teorema o di un nuovo ammasso di galassie? A niente di fatturabile.
Qui sta il fascino della scienza di base: vive di libertà intellettuale, di curiosità per il mondo e di eventi inattesi.
 Una seconda caratteristica è poi questa: senza ricerca fondamentale, non esiste innovazione tecnologica. Ecco perché i governi conservatori e progressisti, nelle nazioni moderne, finanziano la libera ricerca di base senza legarla al mercato delle merci: perché sanno – da molto tempo – che la libera società della conoscenza genera nuove tecniche e produce ricchezza. La tesi ministeriale va dunque rovesciata: “Le regole del mercato non sfuggono alla ricerca”
*
Ma quelle affermazioni per il sottosegretario erano “terrorismo” (e anche se un sacco di cose dal 2001 in avanti il potere ha cominciato a chiamare “terrorismo” francamente qui mi sembra che si rasenti la follia…)

di germana pisa - 24 Settembre 09