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Un teatro civile per un Paese incivile?

Un teatro civile per un paese incivile?"
teatro civile
Organizzatore:: Centro di Documentazione per un Teatro Civile
Tipo: Musica/arte - Apertura


Data: sabato 28 marzo 2009
Ora: 10.00 - 22.00
Luogo: Teatro Nebiolo
Indirizzo: 4 Novembre snc
Città/Paese: Tavazzano, Italy


Telefono: 3319287538
E-mail: info@bottegadeimestieriteatrali.it

*

 Bottega dei Mestieri Teatrali – Teatro Nebiolo - Comune di Tavazzano con Villavesco – Provincia di Lodi
Con il contributo di Fondazione Cariplo / Etre
In collaborazione con Ateatro.it*

organizza per sabato 28 marzo 2009 presso il Teatro Nebiolo di Tavazzano (LO)
“UN TEATRO CIVILE PER UN PAESE INCIVILE?”
tavola rotonda per inaugurare la nascita del Centro di documentazione per il Teatro Civile a cui seguiranno momenti di spettacolo.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito degli interventi realizzati per il Bando Etre Esperienza di residenze Teatrali di Fondazione Cariplo e costituisce il momento di inaugurazione dei progetti della residenza dell’Associazione Bottega dei Mestieri Teatrali presso il Nebiolo, tra cui oltre alle nuove produzioni teatrali anche l’apertura del Centro di documentazione per il Teatro Civile.
Nell’arco della giornata di sabato 28, a partire dalle ore 10:30, presenzieranno alla tavola rotonda molti ospiti tra cui attori, operatori teatrali, giornalisti, storici e storici del teatro che discuteranno dello stato del teatro civile in Italia. A partire dalle ore 21:00 Giulio Cavalli, direttore artistico dei progetti dell’Associazione, presenterà in anteprima lo spettacolo teatrale con Carlo Lucarelli e sarà protagonista della lettura scenica scritta con il giornalista Gianni Barbacetto.
Gli eventi della giornata sono aperti al pubblico.
Programma in via di definizione:
Tavola rotonda ore 10:30 - 13:15 e 14:30 - 17:00 interventi degli invitati,
17:00- 18:15 discussione e conclusioni della tavola rotonda;
18:30 – 19:00 consegna simbolica dei primi documenti che andranno a costituire l’archivio del Centro di documentazione ;
dalle ore 21:00 momenti di spettacolo e letture sceniche

Tra gli ospiti interverranno :
Gianni Barbacetto (giornalista e direttore di Omicron)
Daniele Biacchessi (Vicecaporedattore di Radio 24 – Il Sole 24 ore)
Eugenio de’ Giorgi ( Associazione Teatrale Duende/Teatro Olmetto di Milano)
Manuel Ferreira (Compagnia Alma Rosè di Milano)
Gerardo Guccini (professore Storia del teatro e dello spettacolo presso il DAMS dell’Università degli Studi di Bologna)
Walter Leonardi (autore, attore)
Carlo Lucarelli (giornalista e scrittore)
Ulderico Pesce (Centro Mediterraneo delle Arti di Potenza)
Beppe Rosso (ACTI Teatri Indipendenti di Torino)
Renato Sarti (Teatro della Cooperativa di Milano)
Simone Soriani (Dottore di Ricerca in Studi italianistici presso l'Università di Pisa)
Mariateresa Surianello (giornalista e critica teatrale)
Daniele Timpano (Associazione Amnesia Vivace di Roma)

Con la partecipazione del Comitato Scientifico bando Etre – Esperienze di residenze teatrali di Fondazione Cariplo: Gaetano Callegaro, Mimma Gallina, Renato Palazzi e Andrea Rebaglio.
Coordina la tavola rotonda Oliviero Ponte di Pino

Un teatro civile per un paese incivile?
di Oliviero Ponte di Pino

«Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.»
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari

Lo sappiamo benissimo, qualunque spettacolo è teatro civile. Tuttavia a recuperare l’etichetta e a rivendicarla, alla metà degli anni Novanta, è stato Marco Paolini, che all’epoca stava mettendo a punto il suo Racconto del Vajont.
E’ utile delimitare il contesto in cui è stato rilanciato il concetto.

In primo luogo, quando ne parla, Paolini tiene a precisare che il teatro civile è “anfibio, nasce e respira fuori dall’edificio teatrale”: risponde dunque al bisogno di superare i modi produttivi e distributivi – ma anche le censure implicite – del sistema teatrale: il quale non viene rinnegato, ma integrato ad altre possibilità e modalità di comunicazione e circuitazione. Perché il teatro civile si può fare anche dentro i teatri, ma nasce e si fa soprattutto fuori dai teatri, è un work in progress che cresce e si affina grazie al confronto diretto con il pubblico
E’ in qualche modo controinformazione, che cerca di diradare le nebbie dell’oblio e della manipolazione.
Si pone come gesto militante, che trova il suo senso più autentico nel vivo del tessuto sociale, dove se ne sente la necessità e l’urgenza, là dove il conflitto – esplicito o latente – deve trovare espressione e linguaggio.

In quel momento storico, pochi anni dopo la caduta del Muro, il “teatro civile” si differenzia dal “teatro politico” che andava per la maggiore negli anni Settanta e che sta vivendo una crisi irreversibile, così come appaiono in crisi i tradizionali modelli di mobilitazione collettiva. Il teatro politico appare superato per la sua impostazione ideologica e sospettato di essere veicolo di propaganda e indottrinamento, attraverso la trasmissione di una interpretazione del mondo ideologicamente predeterminata, rigida.

A essere diversa è la posizione di chi agisce sulla scena: il regista e gli attori di uno spettacolo “politico” si considerano un’avanguardia, perché possiedono una verità che devono presentare al pubblico nella maniera più convincente. Chi fa teatro civile vuole invece porsi allo stesso livello degli spettatori: la sua ricerca della verità è, come lo spettacolo, un work in progress, un percorso sempre in divenire[...]

il testo integrale in allegato documenti

Altre informazioni e aggiornamenti su A teatro
il forum per discuterne dove è possibile anche contribuire con commenti e integrazioni .

Link
http://www.ateatro.it

fonte: Daniele Bianchessi - 27 Febbraio 09