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Il punto di vista
La Grande Famiglia

Qualche sera fa, all’esordio di una puntata de La Corrida, Gerry Scotti esaltava il programma con parole molto simili a queste:" godetevi La corrrida, stringendovi al caldo dei vostri salotti, che qui siamo in famiglia. Sì perché questa è una grande famiglia”!

A colpirmi, dopo il tono enfatico con cui il Gerry aveva pronunciato il suo caldo saluto è stato il subitaneo applauso entusiastico scattato – è sembrato – quasi un attimo prima che la frase finisse. Era un applauso di consenso fortissimo, il cui particolare calore non dimentico; di ringraziamento anche – sembrava – per l’essere compresi nella Grande Famiglia, nella sua atmosfera festosa. Forse – poiché fuori nevicava di brutto – quel senso di sollievo deve avere percorso il corpo di molti telespettatori con ancor più piacere.

Ricordo di avere pensato alla abilità di quella frase di Gerry Scotti – grande showman espertissimo indubbiamente – e come quella frase fosse detta in un giorno – uno dei tanti – in cui la cronaca italica - e non solo - era funestata di eventi problematici, quelli per cui ci si sente a volte smarriti, o arrabbiati, o confusi, o tristi.
E ricordo anche di aver pensato come quell’invito a stringersi nelle proprie poltrone e a entrare nella grande Famiglia fosse particolarmente attraente, sottintendendo – almeno io così ho percepito – un non detto: dimenticate le cose sgradevoli e godete.

Ma ricordo però di avere provato un senso come di pericolo, perchè? Diciamo che ho mentalmente e subitaneamente accostato quella frase d’esordio ad alcune pagine di un libro famoso: Farenheit 451, dove – come sa chi lo ha letto – la moglie del protagonista dialoga quotidianamente e intensamente con i personaggi degli schermi televisivi giganti che coprono le pareti del suo salotto, in cui i conduttori o gli attori si propongono agli spettatori, come "La Famiglia", li invitano ad interagire, e ogni tanto li fanno protagonisti per un giorno, esaltando il loro senso di orgoglio e di appartenenza.

Come sa chi ha letto il libro, la donna non vive che per quello e senza quella realtà, parallela alla fredda e squallida di fuori, non può vivere, a meno di imbottirsi di pillole che fanno dimenticare. Fino ad annullarsi con esse. E questa condizione di sudditanza e sottomissione allo schermo è condizione comune - nel famoso racconto - a praticamente tutti gli abitanti della città. I pochi che non vogliono far parte della Grande Famiglia televisiva sono - come si sa - coloro che ad esempio, contravvenendo ad una precisa legge che impedisce di conservare alcun libro, li conservano ancora; oppure coloro che passeggiano nella Natura e si interrogano sulla storia passata e sul presente. E questi pochi sono i sovversivi

Come sa chi ha letto il libro , nella città immaginaria di un futuro possibile gli schermi televisivi  sono padroni e danno le direttive cui tutti devono uniformarsi, come quando - verso la fine del libro - da quegli schermi si comanda agli abitanti tutti di collaborare all'inseguimento di un sovversivo, seguito dall'alto, per essere ucciso, punito per essersi ribellato alla legge infame che impone di bruciare le case di coloro che conservano libri e per aver lui stesso letto di nascosto un mitico libro... 

E allora?!... esagerazioni della mia immaginazione, accostare il racconto delle parole del simpatico Gerry Scotti  al ricordo di Farhenheit 451?

Eppure...Già avviene altrove, da noi forse non ancora - che una tivu segua dall'alto un inseguimento e che milioni di persone se non proprio collaborano alla sua cattura assistono ad essa come ad uno spettacolo . E' avvenuto in America, come ha raccontato Internazionale in un articolo della rivista di un paio di anni orsono.

E la Grande Famiglia protettiva? Non è così forse che si propone una certa tv di intrattenimento?Come sostituitiva cioè di affetti, di relazioni? E non diverrà la tv interattiva? E con quali progetti, e quale interattività ci verrà proposta?

Ricordo di avere ascoltato un giorno una testimonianza nel mezzo di un seminario sulla informazione: una persona che riferiva di una sua parente, che per molte ore stava davanti alla tv, quella di Emilio Fede.  Alla domanda che cosa le piacesse di quella tivu, essa rispondeva: Mi dà tutto quello di cui ho bisogno.

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di gea - 06 Febbraio 09