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Il documento
Come il Times annuncio' la Rivoluzione Francese
Il Times: un assai illustre rappresentante della carta stampata: in un vecchio numero 1981 - del mensile "Storia Illustrata", Giorgio Bonacina racconta la sua storia, e comincia cosi' il lungo articolo che ripercorre le tappe della vita del quotidiano londinese: Anche il Times, il piu' indipendente e prestigioso giornale del mondo, dopo quasi due secoli di vita e di successi deve fare i conti con la crisi generale che travaglia il mondo della carta stampata. Spietata concorrenza dei mezzi di informazione visiva, che il travolgente progresso dell'elettronica rende sempre piu' competitivi per la qualita'  e la prontezza dei servizi offerti, alti costi di gestione, livellamento culturale di massa degli inglesi indotti a ricercare nel quotidiano il sensazionalismo piu' che l'informazione rigorosa e neutrale stile Times, stanno assestando duri colpi E tuttavia sono passati quasi trent'anni da quando l'articolo che segnalava la grave crisi della carta stampata e del Times fu scritto ed entrambe vivono ancora . Cosi', sembra di poter dar ragione a coloro che dicono che il giornale di carta non morira' . Potrebbe tuttavia venire a mancare un bene prezioso: l'indipendenza della informazione.  In allegato l'articolo completo, che qui anticipiamo.                                                  La lunga (e travagliata) storia del Times - Annuncio' a tempo di record la Rivoluzione Francese: Ultimo arrivato di nove quotidiani londinesi diventa in breve il piu' letto del Regno Unito e il piu' autorevole d'Europa. Si distingue per la spregiudicatezza degli articoli, l'imparzialita'  dei commenti e il rispetto per la verita'  dei fatti dando vita al "giornalismo all'inglese" di Giorgio Bonacina                                                        Anche il Times, il piu' indipendente e prestigioso giornale del mondo, dopo quasi due secoli di vita e di successi deve fare i conti con la crisi generale che travaglia il mondo della carta stampata. Spietata concorrenza dei mezzi di informazione visiva, che il travolgente progresso dell'elettronica rende sempre piu' competitivi per la qualita'  e la prontezza dei servizi offerti, alti costi di gestione, livellamento culturale di massa degli inglesi indotti a ricercare nel quotidiano il sensazionalismo piu' che l'informazione rigorosa e neutrale stile Times, stanno assestando duri colpi a una delle principali istituzioni della civilta'  britannica ed europea, per la prima volta seriamente minacciandola di morte da quando nell'ormai lontano 1785 nacque.Allora il giornale, del costo di due pence e mezzo, si chiamava The Daily Universal Register ed era stampato in caratteri logografici su quattro colonne. Nella prima pagina del primo numero, le prime due colonne erano dedicate agli annunci degli spettacoli teatrali e agli avvenimenti mondani di Londra, le altre due si rivolgevano al pubblico. Che pero' accolse con tiepidezza il nuovo organo di stampa, poiche' gia'  allora cirolavano nella capitale britannica ben otto quotidiani: The Daily Advertiser (dal 1730), The London Gazetter (1748), The Public Advertiser (1752), The Public Ledger (1760), The Morning Chronicle che era il piu' venduto (1769), The Morning Post (1772), The General Advertiser (1778), e The Morning Herald (1780). Come se cio' non bastasse, altri nove giornali uscivano al martedi', al giovedi'¬, al sabato: The London Evening Post (1727), The General Evening Post (1733), The Whitehall Evening Post (1746), The Lloyd's Evening Post (1757), The London Chronicle (1757), The S. James's Chronicle (1761), The London Packet (1769), The Middlesex Journal (1769) e The English Chronicle (1772). Questa incredibile fioritura di testate in un'epoca ancora imparruccata, incipriata e punteggiata di falsi nei, era possibile perche' in Inghilterra la liberta'  di stampa era stata sancita dal Parlamento fin dal 1593 sotto il regno di Elisabetta I. Tuttavia, quei giornali erano fortemente legati alla corte di San Giacomo e agli ambienti dell'alta aristocrazia, dei quali diffondevano abbastanza pedissequamente le opinioni e gli umori. Il Daily Universal Register, cioe' il Times prima maniera, aveva invece opinioni e umori suoi. Non certo democratico in senso moderno del termine, perche' il suo dondatore Sir John Walter I era un aristocratico conservatore, questo straordinario giornale si distingueva da tutti gli altri per la secchezza e per la spregiudicatezza degli articoli, assolutamente alieni da fronzoli e da ghirigori. Dava le notizie nude e crude, senza alterare la verita' , anche se era spiacevole, e le commentava in modo equilibrato, senza partito preso pro o contro nessuno. [...]La prima pagina, sempre zeppa soprattutto di annunci teatrali, grondava, alla lettera, di richiami all'Italia. In un certo teatro Jag's si dava: Il re Teodoro di Veneziaâ dei signori Morelli, Morigi, Baleli (?), Calvesi e Fineschi, musiche di Paisielo (Paisiello), direttore d'orchestra il signor Mazzinghi. In altri teatri venoivano rappresentate commedie di Goldoni con Arlecchino, Il deserto di Napoli, Julia ovverossia l'amante italiana, e via a non finire. E' il caso di dire subito che, pur aumentando progressivamente il numero delle colonne, restringendone la larghezza ( o giustezza >, come si dice in termini giornalistici), il Times ebbe l'originalita'  di mantenere inalterata la formula della sua prima pagina sempre dedicata agli annunci personali fino al 1967, quando la cambio' e la adeguo' a quella degli altri giornali. I personals vennero relegati all'interno per dare maggior spicco ad avvenimenti di caratura mondiale come la guerra dei Sei Giorni (1967) o il maggio francese (1968) o la conquista della luna. -- Un forte balzo in avanti nella tiratura il Times lo fece nella seconda meta'  del 1789, passando da 1600 a 2900 e poi a 4200 copie poiche' fu il solo giornale inglese (ed europeo) che si dimostro' in grado di riportare quotidianamente gli eventi mozzafiato della Rivoluzione Francese. Gia'  il 3 luglio 1789 il suo corrispondente da Parigi che era il Duca di Dorset, ambasciatore di S.M. Britannica in Francia ânvio' in Printing House Square di Londra, dove il foglio veniva stampato, un dispaccio in cui si informava che nei giardini delle Tuileries erano scoppiati i primi tumulti, che i 4000 uomini della Guardia Nazionale avevano rifiutato di obbedire agli ordini di Luigi XVI e che il Terzo Stato schierava circa 800 votanti contro i meno di 300 della nobilta'  e del clero. Il nove luglio l'articolista, obiettivo anche se aristocratico, scrisse che Monsieur de Mirabeau aveva proclamato agli Stati Generali che nessuna persona sulla terra ha il diritto di pronunciare in questa assemblea le parole Io voglio o Io ordino ", e il 12 luglio rese noto che Luigi XVI  aveva candidamente confessato l'ammontare del deficit del Regno di Francia nei primi sei mesi del 1789: 57 milioni di franchi, pari a 2 milioni e 375 mila sterline, una cifra da capogiro per l'epoca. L'annuncio dello scoppio della Rivoluzione, avvenuto a Parigi il 14 luglio, fu dato dal Times, con ricchezza di particolari, il giorno 20. E questo, in un'epoca in cui non erano ancora stati inventati ne' il treno ne' il telegrafo, fu senza dubbio un record poiche', in condizioni normali e pacifiche, si andava da Parigi a Londra, un po' in diligenza e un poi in veliero sulla Manica, in otto giorni. Con tutta evidenza il veloce corsiero che da Piazza della Batiglia volo' in Printing House Square, impiego' tre giorni al massimo. Infatti,  perche' il Duca di Dorset potesse riferire i fatti del 14 luglio 1789, dovette per forza attendere che il 14 luglio fosse almeno tramontato, L'articolo relativo gli sottrasse meno di quattro o cinque ore; le strade che portavano al Passo di Calais erano percorse da rivoltosi; non e' detto che a Calais fosse pronta sul piatto la piu' vile delle tartane in partenza per Dover; la linotype non esisteva ancora (un suo modello rudimentale, fabbricato apposta per il Times, sarebbe comparso solo nel 1814) e gli articoli dovevano essere composti a mano, lettera per lettera. Eppure il veloce corsiero la spunto', e la spuntarono i fulminei impaginatori del Times! Fu cosi' che, gia'  dal 20 luglio 1789, appena sei giorni dopo l'accensione delle polveri a Parigi, e non quindici come di solito ne portava via una notizia trasmessa da Milano a Vienna o da Vienna a Berlino, poco meno di un milione di londinesi apprese che in Francia era accaduto qualcosa d'irreversibile, destinato a mutare il corso della Storia.  Non si creda, con questo che il Times fosse molto tenero o comprensivo per quanto avveniva in Francia. Fortissimamente conservatore (nell'ottica d'oggi), anche se non retrivo per principio come i giornali suoi concorrenti, il Times avrebbe pubblicato in seguito libelli violentissimi contro Danton, Marat e Robespierre. La sensibilita'  sociale era ancora di la'  da venire, anche in Inghilterra che pure si era affrancata dall'assolutismo addirittura nel 1215, con la Magna Charta promulgata obtorto collo da Giovanni Senza Terra[...] In documento allegato - l'intero articolo  - di Giorgio Bonacina dal mensile: Storia Illustrata - n 280 - marzo 1981 - trascrizioni di Germana Pisa
trascrizione a cura di germana pisa - 18 Gennaio 09