Contatti
Home
 
         
Appuntamenti
Recensioni
A botta calda
Informazione negata
Il documento
L'intervista
Il punto di vista
Da leggere insieme
Accademia della Pace
Educazione ai media
Blob
Stampa internazionale
Lettere arte scienze
Biblioteca ideale
Lettere alla stampa
Stampa italiana
Informanews
Milano e Lombardia
ZERO il libro il film
Eventi e Segnalazioni
Governo notizie Elezioni
Canale Zero
Appelli
Pandora
Ambiente
Economia
Mondo facebook
Editoriale
Indueparole
Concertodiparole
Governo di Milano
 
Cerca

Parola chiave
Categoria
Autore
Dal
Al
 
Settembre 2017
D L M M G V S
12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
 
Arcoiris
 
Link a sito nazionale
 
Casa della cultura
 
PARTECIPA MI
 
 
Il punto di vista
E se a Gaza Israele stesse di nuovo perdendo la guerra? - di Johan Galtung

Sullo sfondo dell'immensa tragedia umanitaria che si produce nelle
atrocità di Gaza, una domanda prende forma: i leaders israeliani,
politici e militari, hanno forse completamente perso il senno? Un
martello per un mal di denti, quei missili sparati con rabbia, come
piccole punture di spillo, 8 uccisi: e in risposta ne ammazzano 800?
Dov'è finita la sofisticatezza strategica dell'attacco all'Egitto,
lanciato nell'esatto momento in cui la leadership dell'esercito era
bloccata nel traffico mattutino del Cairo? O del bombardamento di
Beirut del 1982, effettuato posizionando gli aeroplani tra il sole e
la contraerea?

Israele vuole sbarazzarsi dei missili? Comprensibile, e fattibile:
attraverso seri negoziati con l'Olp e Hamas con tutte le carte sul
tavolo. Ma questo, sfortunatamente, va oltre la ristrettezza mentale
di stati iper-militarizzati che si approvano l'un l'altro,
insensibili ad ogni sofferenza se non alla propria, nella caduta
inarrestabile dei morenti imperi regionali, o mondiali.

Se la volontà di liberarsi dai missili fosse seria, ci potrebbero
essere buone ragioni per dar credito alla teoria del passaggio
clandestino di armi nei tunnel sotto la frontiera tra Gaza e
l'Egitto. Diversamente dal Libano, che ha catene montuose, Gaza può
difficilmente sviluppare una sua manifattura di ordigni. Allora
perchè non organizzare un commando, che con un attacco mirato, breve
ed efficace, distrugga i tunnel insieme a poche vite umane? Israele
sa dove si trovano.

L'attacco violerebbe la sovranità egiziana? Ma questa non è mai stata
una seria preoccupazione per Israele, e non è valsa quando Tunisi fu
invasa, per un breve ed efficace attacco alla leadership dell'Olp di
allora. Forse sarebbe stato fattibile usando la minaccia che - in
caso di proteste o di mancata collaborazione all'operazione -
l'annuale mazzetta che gli Usa passano al Cairo da Camp David in poi
sarebbe venuta meno? Nessuna delle possibilità elencate sopra -
sicuramente vagliate al tavolo degli strateghi - è stata scelta.

Come ha riportato l'eccellente medico norvegese Mads Gilbert ad Al
Jazeera, non solo Israele uccide, ma uccide con munizioni che
provocano orribili ferite. «I civili non sono il nostro obiettivo»,
dichiara l'esercito israeliano. Per favore, con un milione e mezzo di
persone altamente concentrate nella Striscia, senza un posto dove
fuggire, ogni bomba è destinata a colpire dei non-militanti.
All'incirca il 50% dei morti sono donne e bambini, i bambini da soli
un terzo del totale. Espressioni come «involontario», «non voluto»
non funzionano.

Gaza: bombardamenti, bombardamenti, bombardamenti, uccisioni,
uccisioni, uccisioni.

E neanche così efficaci come avrebbe potuto essere una singola
operazione di commando, in grado di metter fine ai rifornimenti di
munizioni: finora i lanci di missili, perlopiù innocui, continuano.

E la fase tre delle operazioni militari prevede un combattimento
corpo a corpo dei più brutali, entrando fin dentro le case, sul
modello di Falluja, forse [OGGI e' SICURO] anche col fosforo bianco.
Più atrocità, più vittime: i morti israeliani, e gli israeliani fatti
prigionieri, trattati auspicabilmente non allo stesso modo in cui loro
trattano la gente di Gaza.

Conclusione 1: in quanto operazione designata a proteggere Israele
dai missili, la strategia scelta è palesemente irrazionale.

Conclusione 2: oltre l'irrazionalità-stupidità: è tutto voluto.
Compresa l'uccisione di donne e bambini.

Perchè?

Sbarazzarsi di Hamas significa eliminare quelli che l'hanno votato,
quelle che portano in grembo i loro figli, e quelli che lo voteranno
quando saranno cresciuti. In altre parole, genocidio; il genos in
questione sarebbe il milione e mezzo di abitanti di Gaza. Il confine
guerra-genocidio si oltrepassa quando le vittime sono donne e
bambini, fatto inevitabile data la strategia scelta.

E/o: la punizione collettiva, rappresaglia 100 a 1, la logica usata
dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, che arriva
alle pene capitali, per aver osato sfidare Israele. E anche come
deterrente per altri in altri paesi (Libano, Siria..): siamo capaci
di una spietatezza senza limiti.

E/oppure: la strategia dei terroristi di stato, come Usa, Gran
Bretagna e Israele, e quella di gruppi terroristi come Al Qaeda e
Hamas, presuppone che la popolazione colpita - nella Germania nazista,
a Gaza, in Usa o in Israele - si solleverà contro la propria
leadership politica, vista come la causa della sofferenza. Sbagliato.
Le popolazioni si sollevano contro i terroristi. Israele rafforza
Hamas così come Hamas compatta Israele; non per sempre, ma almeno
fintanto che proseguono le uccisioni.

Gaza: bombardamenti, bombardamenti, bombardamenti, uccisioni,
uccisioni, uccisioni.

La conclusione 1 suggerisce che i mezzi scelti sono inadeguati
all'obiettivo. La conclusione 2 implica invece che l'obiettivo è
decisamente inadeguato.

Consideriamo che qui ci sono due direzioni individuabili.

La prima: Israele si avvicina allo scopo. La fine dei missili sulle
città del sud e la fine di Hamas, preferibilmente monitorata da
osservatori internazionali.

La seconda: la reazione per i mezzi usati - il genocidio - esplode in
dimostrazioni in tutto il mondo, e fa prendere seriamente in
considerazione il boicottaggio e il congelamento delle relazioni
diplomatiche. Come gli Stati uniti in Iraq, Israele sperava forse in
una rivolta dei palestinesi contro Hamas, e di avere dunque una
vittoria facile. Ma quella vittoria si allontana, e le proteste
crescono, inclusa la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Conclusione 3: Israele sta perdendo la guerra, come in Libano nel
2006. E inoltre: non ci sarà nessuno a Gaza che accetterà il
monitoraggio internazionale. Hezbollah condivideva il potere, Hamas
no.

E noi, che crediamo in un diritto ad esistere di un Israele pre-1967
e non quello corrente, ci troviamo di fronte a un dilemma. La nostra
speranza è che l'ebraismo moderato di Spinoza e di Buber risulti
prevalente, un ebraismo del dialogo talmudico; non un ebraismo sul
modello forte della torah, del sionismo, di Jabotinski. Liberatevi
dal sionismo - la sventura - per salvare l'ebraismo.

Israele, attento: nel dicembre 1987 hai dovuto fronteggiare
l'intifada dei sassi. Nel dicembre 2008 devi fronteggiare missili da
nord e da sud. E poi cosa? La fossa che ti stai scavando da solo.

di Johan Galtung
* sociologo e matematico norvegese, fondatore dell'Istituto
internazionale di ricerca per la pace

**traduzione di Nicola Vincenzoni

dal sito Fabio news

 

Redazione - 18 Gennaio 09