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Cosa fare per la Terra prima dei Sei Gradi

"Mark Linas - esploratore emergente della National Geographic Society - ha scalato montagne e si è spinto in luoghi inaccessibili per catalogare, nel suo primo libro - Notizie da un pianeta rovente - i segni visibili del riscaldamento globale. Per il suo secondo libro - il best seller Sei Gradi - ha spulciato centinaia di articoli dei più eminenti ricercatori e scienziati del mondo nella biblioteca scientifica Radcliffe della Oxford University, studiando previsioni climatiche basate su simulazioni al computer e ricerche paleoclimatiche con previsioni sul futuro generate da dati climatici del passato[...]." In questa intervista per N.G. Italia, concessa a J.M.McCord e Marina Conti, Mark Lynas parla di Sei Gradi e del futuro ancora possibile per il mondo se quei sei gradi eviteremo accadano

Speranze nuove per un pianeta troppo caldo
Intervista di J.M. McCord e Marina Conti
National Geographic Italia dicembre 2008


***

"Uno: ci adattiamo, seppure con notevole stress. Tre: scompare il50% dellespecie esistenti, metà dellavita sulla terra.La peggiore estinzione di massa nell’arco di 65 milioni di anni. Mark Linas dà i numeri, poco confortanti, e descrive, grado per grado,  fino a sei, le conseguenze del cambiamento climatico nei prossimi cento anni sul nostro pianeta.

Sei gradi, l’ipotesi più catastrofica, la fine della fiera. A parte gli scarafaggi, cosa sopravvive?

Uomini e topi. Con gli scarafaggi sono i più resistenti e adattabili



C’è una stima sul riscaldamento dal punto di partenza a oggi?

Attualmente, il riscaldamento si attesta sugli 0,2 gradi a decennio. Con il tasso di crescita odierno, raggiungeremmo i due gradi entro la fine del secolo. Ma tutte le proiezioni indicano che questo tasso di crescita aumenterà, e questo fa un po’ paura. Dovrebbe aumentare molto per raggiungere i sei gradi entro il 2100, ma è scientificamente possibile.



E’ possibile contenere il riscaldamento oltre i due gradi?
Forse li abbiamo già superati;c’è uno scarto temporale tra le emissioni nell’atmosfera terrestre e l’aumento delle temperature.




Viste le previsioni attuali sulle emissioni di CO2 le simulazioni sembrano indicare che raggiungeremo certamente i tre gradi in più entro il prossimo secolo. Le pare una previsione realistica?
Abbiamo dal 10al 20% di possibilità di averli già superati. Sarà difficile mantenersi al di sotto.Ma se crediamo che l’umanità possa trasformare rapidamente i sistemi energetici e che non prevalgano la stupidità, l’egoismo e l’ingordigia, possiamo anche credere che riusciremo a non superare i due gradi.



E’ giusto che i Paesi più poveri adottino alcuni dei nuovi standard, visto che i paesi in via di sviluppo hanno già raccolto i frutti di tutte le loro emissioni di CO2?
Il criminale ostruzionismo USA degli ultimi otto anni ha creato danni enormi. I paesi poveri non vedevano ilmotivo di unirsi alla battagliaper contenere il riscaldamento globale, visto che gli Usa, i più ricchi al mondo, non avevano sottoscritto il trattato di Kioto.. Ma ora tutto cambierà. Obamasi è impegnato a ridurre le emissioni Usa dell’80% entro il2050.Un passo decisivo per superare lo stallo internazionale e portare i paesi in via di sviluppo a tagliare le emissioni, ma anche per porre le basi di un accordo gloibale, basato sullo stato attuale delle  conoscenze scientifiche, per risolvere ilproblema una volta per tutte.

Chi sono i primi della classe e  cosa fanno?
Il governo britannico approva leggi, vincolanti per i governi successivi all’attuale, che taglieranno le emissioni di CO2 dell'’80% entro il 2050. Le nuove norme riguarderanno anche due settori ignorati dal Protocollo di Kioto: la navigazione internazionale e i voli aerei. La Germania crea decine di migliaia di posti di lavoro nelle nuove industrie “verdi”, e ha dato un forte e efficace impulso all’energia solare.La Francia produce elettricità con emissione di CO2 ridotto grazie all’impiego massiccio del nucleare: un esempio da seguire.

20-20-20, ovvero ilpiano energetico europeo che mira a una riduzione del20% del gas serra entro il2020: sono questi i numeri che salveranno ilpianeta?

E’ un’idea allettante, anche se potrebbe essere difficile tradurla in pratica. Scegliere la “crescita verde” ora sarebbe un’ottima opportunità per uscire dalla recessione finanziaria.Ma per farlo bisogna effettuare congrui investimenti incentivati dallo Stato in fonti energetiche con emissioni di CO2 ridotte; accelerare la transizione verso le automobili elettriche; diminuire le importazioni di petrolio e gas. Non possiamo però pensare che il taglio del 20% salverà ilpianeta: è necessario un taflio globale dell’80% entro il2050.L’Europa ha fatto da pripista.Ora deve dimostrare di essere in grado di portare a termine i programmi.

Per sostituire il petrolio, in futuro dovremo utilizzare ogni fonte energetica disponibile, dall’eolico al nucleare, dal fotovoltaico alla combustione efficiente di gas naturale. Quali sono le scelte più praticabili?

Il nucleare è una fonte energetica a basso impatto ambientale. Rifiutarlo sarebbe stupido,dovendo eliminare le emissioni di CO2. Il carboneèdi gran lunga la fonte enrgetica peggiore: l’inquinamento da carbone causa ogni anno più morti di quanti ne abbia causati – e ne causerà – la tragedia di Chrnobyl. Bisogna incentivare il nucleare, ma utilizzando nuove tecnologie che producano meno rifiuti e non creino prodotti di scarto radioattivicon tempi di decadimentolunghi. Oggi l’energia nucleare vieneprodotta con un utilizzo inefficiente dell’uranio: niente di paragonabile a reattori fast breeder (raffreddati a metallo liquido).

E le fonti rinnovabili? Solare? Eolico?

Sono indispensabili per completare l’altra metà dell’equazione, soprattutto nel sud dell’Europa.  In particolare in Italia il solare potrebbe fornire un’alta percentuale di energia e di acqua calda, sia per uso domestico che industriale.

Gli impegni presi con il Protocollo di Kioto sono sufficienti a invertire la tendenza del riscaldamento globale?

No, Kioto non basta. Infatti sono in corso negoziati che si concluderanno a dicembre del 2009 con la conferenza ONU sul clima di Copenaghen. Sarà un appuntamento cruciale. Barck Obama ha promesso investimenti strategici di 150miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per catalizzare le iniziative private volte a costruire un futuro di energia pulita e metter in atto un programma di rigidi controlli sulle emissioni che interessi l’intero sistema economico nazionale.

Come giudica l’attuale posizione dell’Italia sul Protocollo di Kioto?

Il governo italiano sbaglia a opporre resistenza alla UE a provvedimenti immediati per contrastare i cambiamenti climatici. Sembra che Berlusconi si candidi a raccogliere dal presidente Bush il ruolo di demolitore dei negoziati sul clima. Tutti gli italiani che desiderano un futuro sostenibile per loro e per i loro figli devono manifestare al governo un dissenso forte, chiaro e inequivocabile.

Lei ha scrittto che con quattro gradi in più  Venezia scomparirebbe sott’acqua.

Temo invece che basterebbero due soli gradi. Dipende da alcune variabili e, tra queste, dalla rapidità con cui i ghiacci della Groenlandia si scioglieranno.Un’ipotesi plausibile è che nel 2100 il livello del mare si sarà innalzatodi un metro: anche se venissero utilizzate tutte  le tecnologie più avanzate, sarebbe molto difficile difendere la Serenissima.L’unica soluzione sarebbe costruire un muro intorno a una parte della città. Comunque, l’agonia sarà lenta: l’acqua alta diventerà sempre più frequente, poi permanente, e continuerà a salire.

Il tempo passa. Cosa può fare ognuno di noi?

Tra un anno,  l’11 dicembre 2009, si terrà a Copenaghen la Conferenza Onu sul clima. Se non viene creato un meccanismo internazionale di tassazione delle emissioni di CO2, non riusciremo mai a risolvere il problema; l'’economia non sarà orientata verso la progressiva riduzione delle emissioni. Dobbiamo assolutamente trovare un accordo a Copenaghen. Vorrei vedere un milione di persone in strada davanti al Centro Convegni di Copenaghen per pretendere ad alta voce che i governi firmino questo accordo, e che lo facciano nel modo piùgiusto per tutti. Stiamo parlando di una trasformazione che riguarda la collettività, e per sua natura non può essere fatta individualmente.

 

A cura di gea - 02 Dicembre 08