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Lettere arte scienze
La bio arte di Enzo Germanà

Parlare di BIOARTE non è compito facile, soprattutto a Piazza Armerina, in un contesto dove non si parla di cellule clonate, esperimenti di innesti clamorosi o altro come in America. Ma l'Italia è sempre stata una nazione provinciale, dove le novità artistiche o si copiano tali e quali, oppure si trasformano e diventano altro (in fondo, la nostra grandezza sta proprio in questo!).

La "bio- arte" italiana, non ha nomi particolarmente noti, se non nel design; dove si sta sviluppando velocemente. Ma, nella scultura, essa stenta ad avere riconoscimento. Parliamo del caso Enzo proprio perché è di un piccolo borgo nel sud di Italia, Piazza Armerina, zona collinare splendida per natura e paesaggi; e per di più, vive proprio in quella "città dei mosaici", patrimonio mondiale dell'UNESCO, patria di tecniche stilistiche uniche al mondo: una zona quindi fortemente condizionata dall'arte e dalla natura.
Ecco cos'è per noi la BIOARTE italiana.
L'arte di Enzo, parte quindi dalla bio-arte e si dirama con contorni che spaziano verso il riciclaggio, tecniche di arte di NATURA IN MOVIMENTO, sculture gioco e libere ispirazioni. Il mondo di questo artista è un labirinto magico fanciullesco, sovresposto all'arte della natura e scolpita in essa da cui trarre forza ed incoraggiamento.

L'arte di Enzo rispecchia molto la sua personalità. Noi l'abbiamo chiamata arte del"gioco fanciullesco della ri-nascita" poiché ri-nati sono tutti i materiali che questo artista utilizza. Con un fine lavoro di montaggio e smontaggio, ogni sua opera lascia "il segno del tempo" che l'ha percorsa, caricando l'opera stessa di energie "materiali": il pavimento del panificio che diventa parete, la balaustra di legno dell'imbianchino che diventa armadio, i separatori delle mattonelle in cotto che divengono sculture in movimento, "da trasportare" ovunque l'osservatore voglia vederle, il tavolo del falegname che diventa tavolo da cucina, l'aratro che diventa lampada. Un primo elemento da segnalare quindi è di sicuro i "segni del tempo". Ogni materiale è già vissuto, ha già una storia alle spalle, si tratti di un'anta, di un tavolo o dei binari lignei della dimessa ferrovia divenuti "scalini" del giardino.

Un secondo elemento è la ricerca dell' equilibrio. Una ricerca che traspare dalla sculture e che a volte richiede forza, a volte dinamismo, a volte lucidature, a volte forti scalpellature.
Nella ricerca dell' equilibrio i materiali usati sono fondamentali. E' interessante notare come nelle sculture affettivamente più coinvolgenti, la base del materiale rimane sempre la stessa: il legno mentre invece la parte più pesante il metallo, è all'apice della composizione e trattato non nel suo peso specifico, ma nella sua plasticità, come per esempio quella dedicata ai nonni.

La ricerca dell'equilibrio evoca il "passaggio" quindi anche un passaggio di stato. E cosa meglio del legno può dare questa sensazione? Non a caso uno dei gesti catartici che l'Artista compie spesso è "bruciare" le sue opere. La ricerca dell'equilibrio evoca il "passaggio" dicevamo. In che modo? Attraverso l'uso delle leve e quindi della forza fisica. Nelle sue sculture questo si evince considerevolmente.
E' interessante notare come le leve e la forza siano il passaggio obbligato per questa ricerca di equilibrio, in cui anche l'osservatore coinvolto. La spazialità dei volumi sono quindi gli stessi del wu primordiale cinese, del vuoto- pieno, del chi. In una ricerca che parte quasi sempre dal basso (il legno alla base) si protende verso l'alto (generalmente in modo filiforme e colorato, con predominanza di ocra e giallo), si frammenta alla sommità con acuminati bastoncini re-movibili. Tutto è in movimento, tutto scorre, come disse Eraclito, panta rei.infatti il terzo elemento della sua tecnica sono le vibrazioni del movimento.

 L'arte di Enzo è un misto di natura in movimento dove l'equilibrio dominante è quello del rame- legno e filo di ferro (o spago e quindi, nuovamente legno). Nelle lampade si evince chiaramente: la luce deve, per questo artista "vibrare", come una materia plastica viva, da fondere. Esempio di questo è l'aratro trasformato in lampada-porta riviste, il comignolo nel corpo di un lume. La pietra, invece è lavorata all'insegna della quarta caratteristica di questo Artista. L'energia naturale infatti deve essere "liberata".
Ciò può avvenire naturalmente od artificialmente.
Quindi la caratteristica è quella dell'uso dell'applicazione di "fori". I fori sono quindi applicati su tutte le sculture che hanno una parte in pietra, e per questo vengono utilizzate appositamente pietre (di piccole- medie o grosse dimensioni) con incavi naturali.
Azzarderemmo un nome a questa tecnica, coniata appositamente per Enzo (sperando di farne cosa gradita) il gocciolato. E è questo forte "scarto di energia" che ritroviamo nei quadri. Dove il gocciolato diventa un tema stilistico dominante soprattutto nelle opere fatte a china. Per concludere, quindi, questo Artista si inserisce piacevolmente in un contesto "bucolico" di bioarte italiana, in un gioco fanciullesco in cui la vita e la ri-nascita degli oggetti diviene stilisticamente libertà di movimento fatto di legno- metallo- pietra, fusi in un'unica materia: quella unica e piacevolissima delle opere intitolate ri- nati.

Link
http://www.vincenzogermana.it/modules/contenuti4/index.php?id=2
di Cristina Chiochia - 30 Novembre 08