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Blob
Blob primi di settembre

Se il 10 settembre (tra sei giorni) un buco nero farà un boccone della Terra e del sistema solare (come vanno paventando alcuni scienziati contrari all’idea che quel giorno  loro colleghi – nelle viscere della ridente Ginevra - mettano in moto l’acceleratore di particelle (allo scopo di capire qualcosa che ritengono fondamentale sulla natura della materia)… non avremo più da preoccuparci di contingenze come: guerra in Irak, scontro Georgia-Russia, cambiamento climatico, crisi economica mondiale,  statisti amici di Berlusconi, petrolio in esaurimento e prezzo del petrolio, situazione stazionaria del Partito Democratico, caso Alitalia,  coazione a ripetere la parola fannulloni del ministro Brunetta; la prospettiva di Sara Palin alla vicepresidenza degli Stati Uniti (e ho così messo insieme alla rinfusa alcuni oggetti di attenzione e/o preoccupazione del momento (tralasciandone mille altri non meno importanti...), proprio sul filo di quel 10 settembre ormai imminentissimo. Staremo a vedere, alla peggio scopriremo finalmente la natura dei buchi neri.

*

Sono personalmente quasi ossessionata dalle parole e dalle espressioni molto ricorrenti, da quelle che si sentono usare costantemente e che sembrano fossilizzarsi, divenire inevitabili e insostituibili: per esempio invariabilmente si sente usare, da persone interrogate, intervistate l’espressione: assolutamente sì o assolutamente no. Non so se sia la mancanza di fantasia che mi dà fastidio o proprio quell’assolutamente che non ammette replica. Ma forse sono un po’ troppo schizzinosa e bisogna adattarsi al linguaggio stereotipato (di cui assolutamente si’ o no è un piccolo esempio), come purtroppo corriamo il rischio di abituarci ai messaggi televisivi e dei media in genere  addomesticati, reticenti,  desolantemente vuoti di notizie, desolantemente pieni di gossip, di cicaleccio, o, al contrario, appunto come sopra, di parole che eccheggiano, ormai minacciose o noiose  perchè invariabili. Prendiamo: tolleranza zero, ad esempio; oppure una espressione molto comune come: "non sono razzista, pero'..." (incipit a cui fa seguito, quasi invariabilmente, una serie di parole che più razziste non si può. E così via.
In un tg ideale – se ci sarà, se ci fosse, se non è un sogno - mi piacerà che il linguaggio, la comunicazione vorranno rispecchiare essi stessi la novità del contenuto, perchè l’uso di parole e frasi standardizzate finirebbe – io credo - per rendere meno fruibile e meno accettabile una novità importante: ottenere notizie vere.

*

Se io fossi un direttore di giornale, se avessi un giornale mio metterei ogni giorno in evidenza con titoli più grandi e posizionamento adeguato le notizie che, nei quotidiani soliti, tipo Corriere, Repubblica, vengono messe in piccolo.

Per esempio,siccome praticamente ogni giorno -  ormai - decine di uomini muoiono traversando il mare su fuscelli per venire da noi in Italia , praticamente ogni giorno metterei come primo titolo quelle tragedie, sempre.
Se gli orsi bianchi del Polo Nord nuotano disperatamente nelle acque che hanno preso il posto del rassicurante banco di ghiaccio dove vivevano e se il Polo Nord è diventato circunnavigabile per il fatto che due ghiacciai sono scomparsi e se tutto ciò è un tremendo avviso per tutti noi, non mi limiterei a dare, e con enfasi, le due notizie, ma insisterei sull’informare che cosa si sta facendo nel mondo da parte dei potenti per porre riparo al disastro imminente: non serve scatenare ogni giorno il panico nel lettore, che il panico non è mai stato un buon consigliere e men che meno nell’argomento: tutela dell’ambiente e o salvezza della terra perchè, dal momento che ognuno, ognuno singolarmente si sente sempre più impotente davanti alla grandezza del compito man mano che cresce la paura, finisce per arrendersi all’idea dell’inevitabile.

Arrivederci a dopo il 10 settembre.

 

 


 

di ciottolo - 03 Settembre 08