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'Discorso sulla decrescita' - di Maurizio Pallante
Discorso sulla decrescita di Maurizio Pallante Per capire cosa sia la decrescita, e come possa costituire il fulcro di un paradigma culturale capace di orientare sia le scelte di politica economica, sia le scelte esistenziali, e' necessario in via preliminare fare chiarezza su cosa e' la crescita economica. Generalmente si crede che la crescita economica consista nella crescita dei beni materiali e immateriali che un sistema economico e produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realta'† e' l'indicatore che si utilizza per misurarla, il prodotto interno lordo, si limita a calcolare, e non potrebbe fare diversamente, il valore monetario delle merci cioe' dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni. La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci Soddisfano il bisogno di nutrirsi in modi piu' sani e piu' gustosi dei loro equivalenti prodotti per essere commercializzati; non sono stati prodotti con veleni e sostanze di sintesi chimica, non hanno impoverito l'humus, non hanno contribuito a inquinare le acque, ma fanno diminuire il prodotto interno lordo perche' chi autoproduce la propria frutta e verdura non ha bisogno di andare a comprarla. In una societa'† fondata sulla crescita, dove a ogni pie' sospinto tutti la indicano come il fine delle attivita' economiche e produttive, il suo comportamento e' asociale. † Percorrendo un tragitto in automobile si consuma una certa quantita'† della merce carburante. Quindi si contribuisce alla crescita del prodotto interno lordo. Se per percorrere lo stesso tragitto si trovano intasamenti e si sta in coda, il consumo della merce carburante cresce; di conseguenza il prodotto interno lordo cresce di piu'. Ma occorre piu' tempo per arrivare† dove si vuole arrivare, aumentano i disagi e la fatica del viaggio, aumentano le emissioni di anidride carbonica e di inquinanti in atmosfera, i costi collettivi individuali e collettivi, ambientali e sociali. La maggior quantita' della merce benzina consumata negli intasamenti automobilistici non e' un bene . Eppure, ogni volta che si sta fermi in coda a respirare gas di scarico si contribuisce ad accrescere il benessere collettivo e, di conseguenza, il proprio. Si agisce in modo socialmente virtuoso. Se† poi, in conseguenza della maggiore stanchezza e dei maggiori rischi derivanti dagli intasamenti si verificano incidenti, la riparazione e la sotituzione delle automobili incidentate e i ricoveri ospedalieri fanno crescere ulteriormente il prodotto interno lordo, ma difficilmente si troverebbe un economista coerente al punto da considerare beni i maggiori consumi di merci che ne derivano. † Se, dunque, il prodotto interno lordo misura il valore monetario delle merci e non prende in considerazione i beni, la decrescita indica soltanto una diminuzione della produzione di merci . Non dei beni. Anzi, la decrescita puož anche essere indotta da una crescita di beni autoprodotti in sostituzione di merci equivalenti. Poiche' molte merci non sono beni e molti beni non sono merci, la decrescita puož diventare il fulcro di un nuovo paradigma culturale e un obiettivo politico se si realizza come una diminuzione della produzione di merci che non sono beni e un incremento della produzione di beni che non sono merci. L'annullamento della distinzione tra il concetto di bene e il concetto di merce e' il fondamento su cui si basa il paradigma culturale della crescita. Se i beni si identificano con le merci, la crescita della produzione di merci comporta per definizione un aumento della disponibilita' di beni e, quindi, un aumento del benessere. Il passaggio preliminare da compiere per costruire il paradigma culturale della decrescita† e' ripristinare questa distinzione. Altrimenti la decrescita si identifica con la rinuncia, con una riduzione del benessere, con un ritorno al passato. † Mentre invece e' scelta, miglioramento della qualita'† della vita, proiezione nel futuro - da Discorso sulla decrescita"- di Maurizio Pallante - libro e cd audio - luca sassella editore "Considerare la decrescita come una condizione felice puož sembrare una contraddizione, ma in realta' essa indica un nuovo sistema di valori e una prospettiva economica e produttiva finalizzata allo sviluppo di tecnologie che frenino la catastrofe ambientale causata dai processi produttivi. La decrescita non e'una rinuncia, una riduzione del benessere, un ritorno al passato. Piuttosto e' una scelta consapevole, un miglioramento della qualita'† della vita, una rispettosa attenzione per il futuro. E la sobrieta' non e' solo uno stile di vita, ma una guida per la ricerca scientifica. La decrescita e' l'elogio dell'ozio, della lentezza e della durata. Le sirene dello sviluppo cantano alle orecchie dei popoli poveri nell'interesse dei popoli ricchi. Sono i popoli ricchi, e il meccanismo della crescita su cui sono†impostate le loro economie ad aver bisogno di un numero crescente di persone che non possano fare nient'altro che vendere e compra ...Puo'sembrare un paradosso ma un'economia fondata sulla decrescita aiuterebbe i popoli poveri a uscire dalla miseria".(dalla quarta di copertina)
Link
http://www.lombardia.megachip.info/vis_cont.php?id_art=1332

a cura di gea - 09 Agosto 08