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Degrado – situazione di abbandono, di incuria, deterioramento
Degrado – decadimento morale, culturale (figurato)

E’ interessante analizzare brevemente la parola degrado, che è molto in uso nella stampa, nei media in genere da un po’ di tempo. Come vediamo, dal Sabatini Coletti sono state tratte due definizioni, che suscitano – a mio parere - una prima riflessione.
Degrado come “situazione di abbandono"… eccetera: per esempio, sono "degradanti" (o "degradati?) il povero, l’immigrato clandestino, il rom, il lavavetri, persino chi consuma alcoolici per strada o mangia la pizza seduto sui gradini della cattedrale, come pensa un sindaco del Veneto . I media ci suggeriscono che questo è degrado.
Ma, guarda un po’, poichè trattasi di degrado,  (secondo il messaggio), si vorrebbe che quelle realtà suscitassero il nostro disprezzo e ci spingessero a chiedere la rimozione di tali scandali. Col che, dando retta a questa sollecitazione, noi cadremmo nell’altra faccia del degrado, quella figurata: ovverossia il decadimento morale e culturale.

 Paragonare  le situazioni di miseria, di precarietà. di diversità culturale a, per esempio un muro sbrecciato, un giardino incolto e pieno di cartacce, un territorio inquinato...che cosa non è se non uno scivolamento in basso nella percezione della realtà, una deformazione o una confusione circa i valori, un creare un abisso, una distanza tra "noi e loro". Scambiare il bisogno, la precarietà, il disagio per un peccato grave gravissimo, da allontanare, cancellare dalla vista, dalla realtà! Degradati loro, degradati noi se li accettiamo? Non-degradante è la mano di vernice che cancella? Vorremo una realtà "sterile" sterilizzata, senza contrasti, senza disturbi....

Degrado, una delle tante parole-mantra, parole "strategiche"

di ciottolo - 31 Luglio 08