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Liberazione e Libero

Mi affianca all’edicola un signore dall’aria  padana arrabbiata, mentre sto scegliendo un paio di quotidiani e arriva nel momento di esitazione che sempre ho quando scelgo cosa comprare. (in genere ruoto la scelta).

Nella circostanza, ho già ordinato Repubblica , (pur con la consueta riserva mentale e "turandomi il naso" montanellianamente ) E poi che altro? (concessione domenicale). Cosa scelgo:  Il Sole 24 Ore che la domenica tutti dicono essere splendido specie per via delle pagine della cultura? O il Manifesto? O…  Ma sì, mi dia Liberazione!

Il signore padano mi guarda di sottecchi un attimo e poi scandisce la sua richiesta: Libero!
Io ringrazio l’edicolante, giro i tacchi e mi dico: " vuoi vedere che mi guarda di nuovo"? Così è. Mi riguarda mentre vado. Da dopo le elezioni di aprile questi sguardi si sono fatti più diciamo intensi. Sì, c’è una differenza da prima quando c’era il governo Prodi e qualcuno, all’edicola, si disinfettava metaforicamente se capitava vicino a me che ordinavo Il Manifesto.  Adesso di più.
Comunque, niente a che vedere questo piccolo episodio con quello capitato alla cittadina che denunciava con una lettera al quotidiano come fosse stata invitata fermamente dal gestore di una “trattoria nel centro di Milano” a riporre il su ìindicato Manifesto che stava sfogliando in attesa degli spaghetti perche’ “in quel locale non si faceva politica”.

Ecco i tempi.

Ma, tornando a stamani e all’edicola mi sovviene un piccolo quesito filosofico di questo genere: se io ho qualificato come padano il signore dell’edicola, prima che ordinasse Libero, e avevo indovnato che avrebbe ordinato Libero, avrà capito lui prima che lo facessi che io ordinavo Liberazione? Siamo tutti così identificabili dall’aspertto O magari dal modo di parlare, dal vestito?  O dalla faccia? Sembrerebbe.
Però pensa che strano: Liberazione e Libero. Ci sono molte idee di libertà, sicuramente.

*

A proposito oggi Liberazione riferisce in prima pagina del pestaggio operato dalle forze dell’ordine a Milano - ieri - sul corpo del Rom papà della ragazzina che era stata schiaffeggiate giorni fa da un altro forzista dell’ordine alla Stazione Centrale di Milano e che aveva avuto l’ardire di riferire il sopruso ad una associazione di volontariato . I due forzisti dell’ordine sono arrivati alla baracca, hanno trascinato l’uomo dietro la baracca medesima e l’hanno pestato a sangue.
Anche questa è Milano oggi.

Ma per fortuna c’è il cardinale Tettamanzi  che - dichiara - “non riconosce più la sua Milano” e “la privatizzazione dei tempi e degli spazi e il calo della qualità della socializzazione hanno generato le paure della gente” e "Militarizzare le citta’ serve solo ad aumentare il senso di smarrimento, la paura non passa per decreto legge” e (sperando): “Milano saprà trasformare tutti i suoi abitanti, anche gli immigrati in cittadini. E’ per il bene, l’arricchimento, la sicurezza di tutti che dobbiamo compiere questo sforzo. Barricarsi in casa, criminalizzare alcune categorie di persone, presidiare militarmente la città sono gesti che aumentano il senso di solitudine” Le istituzioni non devono speculare sulla paura” 

E ci sono Don Colmegna e gli altri cento e cento del volontariato che giovedì nel loro consesso hanno detto parole molto chiare.



I simboli sono importanti? Altroche, se lo sono. Si potrebbe dire che la loro forza è immensa. E, per esempio, il Vaticano ha decretato ieri che “da domani la croce di Cristo e non la bandiera Arcobaleno è il vero simbolo della Pace” e spiega: “all’origine il suo intrecciarsi con così numerosi fattori culturali, sociali e politici, che ne fanno una valida sintesi per rappresentare il sincretismo che mischia  filosofie orientali, new age, neopentecostalismo; tutto insomma, meno che il messaggio cristiano nella sua essenzialità.”

*ma quale sarà questa "essenzialità" ?. Nell'incertezza che a te lettore on interessi molto il quesito, scantono un attimo su lidi più accoglienti, anche per la mia tranquillità..

Don Tonino Bello: [...] è un bluff limitarsi a chiedere la pace in chiesa, e poi non muovere un dito per denunciare la corsa alle armi, il loro commercio clandestino,, la follia degli scudi spaziali (...) per esporsi, magari anche con i segni paradossali ma eloquenti dell'obiezione di coscienza, in tutte le sue forme, sui crinali della contraddizione"..


 

 

 

di gea - 22 Giugno 08