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Stampa internazionale
Schedati i giornalisti britannici - Protesta il sindacato

Il Sindacato Nazionale dei giornalisti britannici (NUJ) protesta con il governo

Jeremy Dear, segretario generale del Sindacato Nazionale dei giornalisti britannici, ha scritto al Ministero dell’Interno britannico (Secretary of State for the Home Department) per protestare contro la schedatura da parte della polizia di giornalisti e fotoreporter.

La lettera di Dear, spedita il 22 maggio, afferma che giornalisti e fotografi sono controllati e schedati dalla Forward Intelligence Team (FIT) della Polizia Metropolitana, e sottolinea che questo tipo di controllo equivale ad una molestia e che minaccia gravemente il diritto dei giornalisti a fare il proprio mestiere.

“Come lei saprà” scrive Dear “la FIT ha sì il compito di fornire alla polizia informazioni sulle persone potenzialmente coinvolte in questioni di ordine pubblico, ma questo deve avvenire nel rispetto dei loro diritti.” Le foto raccolte dalle forze dell'ordine sono schedate e conservate con un codice numerico a 4 cifre nei database della polizia.

“Negli ultimi tempi, la FIT ha cominciato a controllare i giornalisti che seguono manifestazioni di vario tipo, anche se hanno un regolare tesserino-stampa. In una recente manifestazione, il 1° marzo, tutti i giornalisti presenti sono stati schedati dalla polizia. Attraverso una richiesta al Data Protection Act (paragonabile all’Ufficio del Garante della Privacy italiano, ndT) siamo venuti a sapere che in questo database sono conservate informazioni dettagliate su giornalisti professionisti, associate ad immagini fotografiche.”

Poco oltre aggiunge “Nonostante le numerose richieste non ci è stata data alcuna spiegazione convincente del perché i fotografi della polizia possano riprendere con videocamere e fotocamere (e poi catalogare) dei giornalisti mentre svolgono la loro professione”. Dear prosegue chiedendo delucidazioni sugli scopi e gli obiettivi della FIT.

Riferisce di aver scritto direttamente al Ministro dell’Interno perché le preoccupazioni, comunicate direttamente agli organi di polizia, non hanno sortito alcun effetto. “Nonostante linee guida chiare su queste questioni, i fotogiornalisti si trovano a fronteggiare continuamente intimidazioni.”

Aggiunge poi “Il governo deve smetterla di schedare deliberatamente e continuamente fotografi e giornalisti attraverso la FIT. Questo minaccia la libertà di stampa e può scoraggiare i fotogiornalisti a svolgere il loro legittimo lavoro. Questi abusi, del resto, sono soltanto gli ultimi di una lunga lista di violazioni della libertà di stampa da parte della Polizia Metropolitana. Il diritto dei fotografi di lavorare liberi da minacce, molestie ed intimidazioni deve essere ribadito.”

Marc Vallee, fotogiornalista e membro del Sindacato Nazionale dei giornalisti, che fu ricoverato in ospedale dopo aver seguito la manifestazione antigovernativa non autorizzata  del 9 ottobre 2006 aggiunge “La libertà di stampa è un valore fondamentale della nostra democrazia ed è estremamente difficile lavorare mentre la polizia prende nota di quello che fai, ti filma e ti fotografa. E’ legittimo chiedersi da quali basi legali, morali e politiche traggano origine e legittimazione queste azioni repressive. Il Ministro dell’Interno ha il dovere di ribadire rapidamente che la polizia non ha alcun diritto di limitare o impedire in questo modo il lavoro dei giornalisti.”

La Polizia Metropolitana ha confermato che la pratica delle riprese fotografiche e video nascoste è utilizzata, assieme ad altre strategie della FIT, da almeno 10 anni.

In una dichiarazione rilasciata al British Journal of Photography, il comandante della Polizia Metropolitana Bob Broadhurst, responsabile dell’Ordine pubblico, afferma “Ho incontrato personalmente i rappresentanti di vari organismi che difendono gli interessi dei fotografi e ho cercato di proteggere i loro diritti dando istruzioni precise ai miei colleghi. Prima di ogni operazione tutto il nostro staff fa un breafing sui diritti e il ruolo dei media e su come agevolare il loro compito quando ciò è possibile.”
“La polizia metropolitana non prende di mira i giornalisti accreditati. Gli agenti della FIT sono impiegati in operazioni di raccolta di informazioni nel corso di manifestazioni e questo può comportare l’interazione con i fotogiornalisti che però, una volta dimostrata  la loro appartenenza agli organi di stampa, possono tranquillamente riprendere il loro lavoro”

Traduzione di Marco Capovilla e di Maria Grazia D'Alesio
dal sito

 

 

 

 

 



 

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http://www.bjp-online.com/public/showPage.html?page=796182
traduzione di Marco Capovilla e M.Grazia D\\\'Alesio - 31 Maggio 08