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Il diavolo brucia - (i cosiddetti termovalorizzatori)
"l'attuale fase della storia umana, cioè l'era dello sviluppo industriale e dell'uso sempre più massiccio di combustibili fossili (prima carbone, poi petrolio e gas) volge al termine; per due ragioni: l'imminente esaurimento delle risorse energetiche fossili, gli effetti che i processi di combustione sempre più diffusi su tutto il pianeta, hanno sulla composizione dell'atmosfera, sul clima, sui cicli delle acque e del carbonio e sugli equilibri degli ecosistemi. Tra tutti gli impianti ecodistruttivi inventati dall'uomo, gli inceneritori di rifiuti rappresentano il simbolo forse più compiuto di una civiltà che tende a far diventare la terra una camera a gas"... Gli inceneritori (il termine termovalorizzatore mira a convincere i cittadini di un'inesistente resa energetica di questi impianti) sono essenzialmente grandi acceleratori antropici che trasformano ogni giorno in cenere e gas   milioni di tonnellate di carta, cartone e legname che potrebbero essere utilizzate ancora a lungo e sono il dono prezioso di boschi e foreste cioè del polmone verde del pianeta, substrato e fucina della vita (biodiversità):  milioni di tonnellate di plastica e derivati del petrolio (si ricordi che un kilogrammo di Pet equivale a due litri di petrolio; migliaia di tonnellate di metalli preziosi alluminio,cromo, ferro,piombo, nichel che potrebbero servire a costruire   biciclette, navi, treni,ponti ed utensili. Gli inceneritori non rappresentano soltanto un immenso insensato spreco di materiali utili, sono anche tra gli impianti industriali più distruttivi dei delicati meccanismi che regolano ilclima, l'effetto forse più terribile e meno noto concerne proprio il loro impatto sugli organismi e l'intera biosfera: in quello che potremmo definire un immenso esperimento di biotrasformazione in cielo aperto.   I milioni di metri cubi di gas e ceneri volatici, che escono da quei camini e contaminano il mondo vegetale, e i milioni di tonnellate di scorie sotto forma di ceneri di fondo, che i depositano alla base delle caldaie e devono essere smaltite in discariche di rifiuti speciali e che inevitabilmente finiscono con il percorare nelle falde idriche, avvelenando la catena alimentare, sono un vero e proprio concentrato di alcune tra le sostanze più tossiche che la industria produce: diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici, e metalli pesanti che - trasportati dalle particelle microscopiche derivate dalla combustione - attraversano gli epiteli di rivestimento dei nostri apparati respiratori e digerente, passano nel sangue e nella linfa, superano le barriere alveolari ed  ematocerebrali e penetrano attraverso le sofisticate membrane che proteggono le nostre cellule.  In questo modo per decenni le nanoparticelle veicolano gli atomi di cromo, piombo e mercurio all'interno delle cellule che rappresentano la prima linea dei nostri sistemi di difesa  - macrofagi, cellule dendritiche e di volta in volta paralizzandole o iperattivandole (rendendole cioè incapaci di svolgere correttamente il proprio compito o inducendole a infiammare in modo cronico e progressivo gli organi e tessuti più preziosi) e all'interno dei neuroni e delle cellule che formano la struttura portante del cervello, che irreversibilmente danneggiate o cronicamente attivate finiscono per accumulare al loro interno proteine alterate nella loro sequenza base o nella loro forma tridimensionale.  Un dato epidemiologico allarmante di questi ultimi anni è il notevole aumento delle patologie neurodegenerative croniche che funestano le società  sviluppate. Basta ricordare che negli USA i decessi per Morbo di Alzheimer sono aumentati negli ultimi vent'anni del 1200 per cento. Soltanto una trasformazione ambientale può aver determinato una simile deriva epidemiologica.  L'ipotesi patogenetica oggi più accreditata riconosce all'origine di questa e di altre malattie neurodegenative proprio un accumulo , nel citoplasma cellulare, di proteine alterate. E' noto quando sia difficile dimostrare con assoluta certezza - sulla base delle modalità  di studio e di valutazioni usuali (essenzialmente epidemiologiche), che hanno come inevitabile parametro di riferimento popolazioni sottoposte a tassi di inquinamento similari e difficilmente valutabili/ - il nesso causa effetto tra un possibile fattore patogenetico (in questo caso la inalazione delle sostanze prodotte dalla combustione di materiale vario, plastica e metalli in primis), e l'aumento di una patologia cronico-degenerativa legata a meccanismi immuno-patogenetici e /o genotossici relativamente lenti (siamo nell'ordine di anni e decenni).  Ma alcuni ricercatori hanno di recente sottolineato come esistano dati provenienti da un campo di sperimentazione ancora più drammatico ed eccezionale : quello delle guerre higt-tech, ideate ed attuate negli ultimi quindici anni dagli USA e loro alleati che possono aiutarci a chiarire il problema. In queste guerre infatti popolazioni inermi hanno subito le conseguenze dei bombardamenti condotti con armi nuove e sofisticate, che solo tra alcuni decenni riveleranno tutti i loro effetti devastanti. Va da sè che pochi si sarebbero curati di questo lontano dramma, se migliaia di soldati occidentali non avessero manifestato, al ritorno dalle Guerre del Golfo e dei Balcani, sintomi e quadri patologici gravissimi, riconducibili all'esposizione alle sostanze chimiche e radioattive utilizzate nei bombardamenti. l'interesse per questi lontani eventi, da parte di alcuni ricercatori che indagano sull'impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, è dovuto al fatto che le molecole tossiche accumulate nei polmoni, nei cervelli, nel sangue e nello sperma dei soldati, facendoli ammalare di linfomi, leucemie, mielomi, epatocarcinomi e sarcomi; e perfino causando l'insorgenza di carcinomi uterini nelle loro mogli e compagne e malformazioni nei bambini da loro procreati negli anni successivi, sono praticamente le stesse prodotte dagli inceneritori. Ciò non deve stupire perchè in entrambe i casi proprio l'alta temperatura raggiunta nei processi di combustione a determinare: da un lato la liberazione di miliardi di atomi di cromo, nichel, mercurio, cadmio e molecole di diossine, furani, idrocarburipoliciclici; dall'altro la frammentazione della materia in nanoparticelle rotondeggianti, che inalate fungono da perfette navette per le sostanze killer. In entrambe i casi le particelle col loro carico mortale penetrano nelle cellule del sangue, infiammano organi e tessuti, sregolano gli stessi apparati di controllo sistemico e in primis il sistema neuro endocrino anche perchè alcune di queste sostanze, come le diossine, (di cui gli inceneritori sono oggi i principali produttori) agiscono da endocrine disruptor, con meccanismi veramente diabolici, che permettono di ingannare i recettori delle cellule bersaglio o mimare ( agendo direttamente o indirettamente sul DNA o sui meccanismi di trascrizione ed espressione genica)L'azione delle molecole che innescano o modulano la produzione di ormoni, citochine, chemochine.[...]Ernesto Burgio (Dalla rivista Ecologist datata 2 maggio 2008)) S E G U E
Ernesto Burgio - da Ecologist - 02 Maggio 08