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Da leggere insieme
Le R possibili e auspicabili del nostro futuro

Rivalutare, Ridefinire, Ristrutturare/Riconvertire, Ridistribuire, Rilocalizzare, Ridurre, Riutilizzare Riciclare Riabilitare Riconquistare Rinunciare Reinventare... Sono alcune delle R auspicate per il prossimo futuro. Sono proposte e spiegate nel libro di Serge Latouche di cui qui proponiamo parzialmente un paragrafo, quello dove si raccontano i viaggi per il mondo dei prodotti che consumiamo.
*

[...] Sposando la logica esponenziale, l’economia dimostra tragicamente l’assurdità del vangelo del produttivismo, che potrebbe riassumersi con: “Rovinatevi la vita gli uni gli altri il più possibile e il più velocemente possibile fino all’estinzione della specie”.

  Ogni dodici secondi un camion passa dalla Francia alla Spagna attraverso i Pirenei e nel giro di vent’anni, secondo le previsioni, la frequenza arriverà a sei secondi! Si arriva così alla situazione assurda  in cui le valli alpine sono attraversate da un flusso di camion che trasportano dall’Italia alla Francia bottiglie d’acqua San Pellegrino mentre camion provenienti dalla Francia portano in Italia bottiglie di acqua Badoit ed Evian. In occasione dell’incidente avvenuto nel tunnel del Monte Bianco uno dei camion coinvolti portava verso il nord dell’Europa patate che erano state trasfoirmate in patatine fritte in Italia, mentre camion carichi di carta igienica erano diretti in entrambe i sensi!
Questa è l’assurdità di un sistema economico in cui, per esempio, ci sono camion che trasportano da uno stato all’altro lo stesso tipo di prodotti che si potrebbero realizzare localmente a costi leggermente superiori. Si tratta inoltre di un sistema che rovina zone che vengono abbandonate dalle attività produttive e dunque vittime del processo di delocalizzazione selvaggia.

   La globalizzazione ha spinto fino al parossismo questa logica del gioco al massacro. Per esempio, già qualche anno fa i nostri beni di consumo incorporavano, in media, non meno di 5000 chilometri di trasporto. “In media”, secondo Bill McKibben, “gli elementi di un pasto hanno viaggiato 2400 chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola”. Considerando che gli yoghurt oggi percorrono 3000 chilometri, questo dato è già stato superato. Si è addirittura calcolato che un vasetto di yoghurt alla fragola di 125 grammi venduto a Stoccarda, nel 1992, aveva percorso 9115 chilometri tenuto conto del percorso del latte, delle fragole coltivate in Polonia, dell’alluminio per l’etichetta e della distanza con la distribuzione ecc.

   Esistono numerosissimi esempi di questo tipo. Gli Stati Uniti, paese ricco di legno, importano fiammiferi dal Giappone che deve procurarsi legno devastando le foreste dell’Indonesia, ma importa liste di legno dagli Stati Uniti. Gli inglesi, nel 1998, hanno importato 61.400 tonnellate di pollo proveniente dall’Olanda e lo stesso anno ne hanno esportate 33.100 tonnellate proprio in Olanda. Nel 1996 l’Inghilterra ha importato 434.000 tonnellate di mele, di cui quasi la metà proveniente da paesi extraeuropei, mentre dal 1960 in questo paese è stato espiantato il 60 per cento dei meli.
Il calcolo in termini di chilometri-alimenti, misura che tiene conto del percorso fatto dagli alimenti dall’aratro alla forchetta, fornisce risultati impressionanti. L’agnello surgelato in Nuova Zelanda percorre 18.835 chilometri in aereo- cargo refrigerato per arrivare in Inghilterra. “La testa di lattuga della valle di Salinas (California)”, osserva Yves Cochet, “arriva sui mercati di Washington dopo aver percorso 5000 chilometri di strada e, solo in termini di trasporto, consuma trenta volte più energia (petrolio) di quanta ne contenga in calorie.
Quando la lattuga arriva alla fine a Londra in aereo, ha consumato 127 volte l’energia (petrolio) che contiene,” e il volume di queste derrate “sprecone” che attraversano il mare e il cielo aumenta del 4 per cento l’anno!
Il ketchup che finisce sulle tavole svedesi percorre un’odissea di 52 tappe tra trasformazione della materia e trasporto! Tutti questi dati potrebbero far sorridere se non fossero i nostri polmoni, la nostra salute, la vita delle generazioni future e la sopravvivenza del pianeta a pagarne i costi. Non solo attraverso questi trasporti si esaurisce una prezioa risorsa non rinnovabile, ma si emettono gas tossici, come il monossido di carbonio, gas a effetto serra come la CO2, che producono cambiamenti climatici, e metalli pesanti cancerogeni come il piombo e il cadmio.
   Si impongono dunque una riduzione dei trasporti e un abbandono del sistema dei grandi mercati; cibarsi di alimenti prodotti in una dimensione locale diventa un imperativo. […]

*

da "Ridurre i trasporti e il consumo di energia"
par. 9 parte prima: "Ridurre, riutilizzare riciclare"
da: "La scommessa della decrescita" - di Serge Latouche - serie Bianca Feltrinelli

a cura di gea - 24 Aprile 08