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Governo notizie Elezioni
Ma Berlusconi ha davvero voglia di tornare a Palazzo Chigi?


 Via via che il 13 aprile si avvicina, un interrogativo si impone, ancora senza risposta: ma Silvio Berlusconi ha davvero voglia di tornare a Palazzo Chigi e di reggere il governo del Paese? A giudicare da quello che dice e fa,c'è da dubitarne.Certo, egli desidera vincere le elezioni, anche se non sta facendo nulla per stra-vincere. Ma è tutto da dimostrare che sia ansioso di accollarsi in prima persona le incombenze imposte da una situazione generale quasi disperata. Sono dubbi che in privato Berlusconi avrebbe più volte manifestato. Ma quello che colpisce sono le affermazioni pubbliche che il candidato premier del Popolo della libertà non può o non vuole trattenere.
Fino a sostenere ( ieri, nel corso dello Speciale elezioni dell'AdnKronos) che «forse ha ragione chi dice che sono troppo vecchio per governare un Paese moderno».

Si potrebbe obiettare che si tratta di una battuta, anzi di una civetteria. Eppure non si sfugge all'impressione che il Berlusconi del 2008 sia tanto interessato a restare al centro della scena, insostituibile per definizione, quanto restìo a ritrovarsi dietro la scrivania di Palazzo Chigi, alle prese con le infinite grane del governo nazionale.

«Rialzati, Italia» è uno slogan efficace, ma mettere in pratica quel proposito esige uno sforzo titanico. Ed è palese che il Berlusconi di oggi non sia quello del quinquennio 2001-2006. Ossia il premier che aveva fatto del personale record di durata alla testa dell'esecutivo quasi un'ossessione. Ricominciare a tessere la tela di Penelope, palesemente non lo affascina. Anche perché manca nel centro-destra (come peraltro nel centro-sinistra) un grande progetto per il Paese. Nella migliore delle ipotesi si ripropongono le ricette del 2001; nella peggiore ci si affida alla buona sorte. Forse con il recondito pensiero che l'eventuale «pareggio» al Senato offra al Pdl e al Pd il pretesto per una grande coalizione. La quale avrebbe il merito di distribuire le responsabilità, senza farle gravare sulle spalle di un uomo solo.

Tutto questo è umano, anche se un po' anomalo. Ma si raggiunge il paradosso quando lo stesso Berlusconi afferma davanti alla platea della Confartigianato: in caso di vittoria il 13 aprile «avrò tutte le istituzioni contro: il capo dello Stato lo hanno nominato loro, il Csm è di là, le procure anche, nella Corte costituzionale hanno la maggioranza...».
Tuttavia Berlusconi non è l'ultimo arrivato, bensì un ex presidente del Consiglio che ha già governato per oltre cinque anni complessivi e che torna dagli italiani per chiedere un altro mandato. Non è credibile che voglia mettere le mani avanti e trovare già oggi, prima del voto, un motivo per giustificare la debolezza o peggio l'inerzia del futuro governo. Non può essere così, anche perché questo argomento è stantìo.
Dopo il 2001 si disse che il governo di centro-destra non riusciva a operare –nonostante un'ampia maggioranza – perché i partiti della coalizione erano divisi e impedivano al premier di esercitare la sua leadership.
Oggi, secondo il punto di vista berlusconiano, il problema è stato risolto con la rottura dell'alleanza con Casini. È possibile allora che stia prendendo forma un altro alibi, cioè le «istituzioni ostili»? Può darsi che la verità sia un'altra. Queste affermazioni inopportune sembrano lo specchio della scarsa volontà del leader di tornare nel tritacarne di Palazzo Chigi. Ma se così fosse, sarebbe meglio saperlo.

28 marzo 2008
Stefano Folli
da 'Il Punto' Il Sole 24 Ore"

 

da Il Sole 24 Ore - 29 Marzo 08