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L'intervista
Le ultime notizie dal Kenia

Martedì 5 Febbraio 2008 in questa intervista telefonica Oliver, keniano che vive in Italia da qualche anno, ci racconta di quello che succede in questi ultimi giorni in Kenya, da quando sono iniziati i colloqui tra il Presidente Kibaki e il candidato all’opposizione Odinga, con la mediazione di Kofi Annan.

- Com’è la situazione dell’accordo?

Il documento su cui sta lavorando il mediatore, Kofi Annan non è ancora completo. Il più grosso passo che ci sarà, dopo che Annan ha richiesto alle due parti di preparare due pro memoria sui due casi e questi gli sono stati dati, è quello di affrontare il progredire degli avvenimenti da quello che è successo con il contestato risultato delle elezioni in poi.

- Ma si sa che genere di mediazione è stata richiesta loro?

Non è ancora questo il punto, ma trovare la soluzione alla crisi si sta verificando nel paese, perché la gente si sta ancora massacrando. Per cui si sta procedendo in vari modi, da una parte sui luoghi che sono stati coinvolti cercando di far ritornare la gente cacciata via dalle loro case e dall’altra affrontando il problema politico sorto dai risultati delle elezioni. Dunque non è ancora stato trovato un compromesso, stanno lavorando su questo.
Sfortunatamente una delle persone chiamate a lavorare sulla mediazione, venuto dal Sudafrica, non è stato accettato da Kibaki e ha dovuto lasciare e ritornare in Sudafrica.

- Perché?

E’ stato dichiarato dalla parte di Kibaki non idoneo a fare parte degli incontri perché compromesso in affari con Odinga. Non si sa se è una denigrazione pretestuosa o se è vero, e anche non era così importante che lo fosse, ma lui stesso non ha voluto che la sua presenza compromettesse i lavori e ha lasciato lui stesso il tavolo. E’ un personaggio in grado con la sua esperienza di maneggiare questo genere di conflitti ma quando gli è stata contestata una non neutralità non ha voluto che questo fosse un pretesto.

- Si sa il nome di questa personalità? E’ un politico?

E’ un membro dell’African National Congress, ed ha avuto un ruolo nel processo di riconciliazione in Sudafrica con Mandela.

- Sarà rimpiazzato da qualcun altro?

Credo proprio di sì, verrà chiamato qualcun altro ad affiancare l’opera di Annan.

- Cosa puoi dire dei due membri del parlamento facenti parte dell’opposizione uccisi? In particolare il secondo omicidio sembra non abbia ragioni politiche?

Sul secondo omicidio ci sono in corso le indagini della polizia ma sembra sia un affare di gelosia. La donna che si accompagnava all’ucciso aveva a che fare anche con il poliziotto che li ha uccisi.
Questa è la versione che è stata data dalla polizia ed è la linea ufficiale, non so se stiano ancora investigando.

- Ma ha qualcosa a che fare con le punizioni etniche?

No, i due uccisi erano Kalengin e il poliziotto un Kisii, niente a che fare. La conseguenza però è che dopo questo fatto le due tribù stanno iniziando a scontrarsi lungo il confine.

- Dunque ogni scusa è buona per esplodere?

L’atmosfera è tesa, ogni sbaglio o incidente è un pretesto. Ora i problemi che sono nati al confine a Kericho, sembrano nati proprio dall’uccisione del membro del parlamento che rappresentava quell’area vicino a Kericho.

- Dove si trova in Kenya quell’area?

Sulla strada tra Kericho e Kisumu, nella parte occidentale del Kenya.

- La zona calda! C’è un rischio di guerra etnica in questo momento in Kenya?

Perché è vissuta in un ambito di povertà può sfociare in quella direzione, non essendoci né un controllo della situazione né apparentemente qualcuno che abbia intenzione di intervenire. Perché chi dovrebbe prendere in mano la situazione del Paese, Kibaki, sembra interessarsi solo alla sua leadership, non fa nulla. L’opposizione si sta dando da fare correndo a parlare in varie parti del paese, ma il Presidente parla solo alla tv, dal suo palazzo, affidando i suoi messaggi ai Broadcasting senza cercare di andare di persona dove sono i problemi.

- Forse c’è un problema di sicurezza?

Il Presidente ha modo di muoversi con la sicurezza.

- E dando un segno di riconciliazione… ma forse ha paura che la sua presenza potrebbe scatenare ulteriori rivolte?

Bisognerebbe sentire dalla sua bocca e con serietà che sta prendendo in considerazione che le cose non vanno. Lui può fare dichiarazioni che condannano la violenza, ma c’è un contenzioso e questa gente ha sentito che chi ha vinto non è stato dichiarato vincitore; è da qui che è nato tutto.
E così il paese è caduto nel caos, ovunque, e mentre la tv è stata interrotta e ai giornali veniva detto cosa dire, la gente sentiva parlare l’uno o l’altro con diverse versioni.
Ma non è stato detto il giusto sui giornali, il problema non è etnico ma politico.

- Ora stai rispondendo alla domanda che volevo farti dall’inizio, non è etnica ma politica la ragione di tutto? Con l’aggravante di una divisione creata dalla povertà?

Quello che sta succedendo è a causa degli sbagli politici.

- Non ha anche una origine storica? Se non sbaglio nella Rift Valley c’è il problema della terra.

Si, storica, che comincia lontano, nella creazione di squatters, gente nata in Kenya che chiede terra,  ma non c’è terra, lì.

- A che tribù appartengono gli squatters?

Nella Rift Valley sono arrivati i Kikuyu che da qualsiasi parte siano venuti, avevano terre. Terre espropriate, creando grandi fattorie.

- Sono loro che sono esplosi nelle violenze di questo momento?

La gente nativa di quei luoghi, come i Kalengin, considera quelle terre proprie. Questa gente viene chiamata squatters, occupano la terra temporaneamente, ci costruiscono sopra le proprie capanne e poi vanno. Quando è arrivato il problema politico con le elezioni questa gente ha preso vantaggio della situazione e ha cacciato via dalle terre quelli che ci vivevano. Quando il voto fu dato a Kibaki o agli altri candidati e Kibaki fu dichiarato vincitore, quelli che erano ostili agli squatters hanno cominciato a cacciarli via perché avevano votato differentemente.

- Tu dici che è un problema storico, allora è cominciato prima, quando c’era Moi o addirittura dai tempi del primo Presidente Kenyatta?

Questa è un’eredità di Kenyatta.

- E Odinga ha promesso durante la campagna elettorale di ridare loro le terre?

Di dare loro un’insediamento, Questo problema delle terre è stato affrontato e censito in un documento che si chiama: Ndung’u report. In questo documento sono affrontate tutte le soluzioni richieste per risolvere i problemi. Loro non vogliono usare questo documento, ma se loro lo prendessero e applicassero quello che viene raccomandato, non ci sarebbe più nessuno che parlerebbe del problema delle terre in Kenya.

- Questo report è una sorta di documento? E’ stato fatto da chi e quando?

E stato dato il compito a un uomo, di nome Ndung’u, di investigare tutti i casi e le dispute sulle terre e di trovare la soluzione per arrivare a risolvere tutti i casi.

- Quando è stato fatto questo report?

E’ stato fatto al tempo di Moi, Kibaki ha ereditato il compito ma il report è ancora lì.

- Non è stato usato!

Non è stato usato. Sai, nel nostro paese abbiamo i comitati che investigano, i report vengono fatti, con le raccomandazioni di come applicarli, ma niente viene fatto. Questo è il problema,  le cose si accumulano, si accumulano, ma niente azione.

- Non ti sembra che sia stato un po’ demagogico da parte di Odinga di promettere cose che poi hanno dato troppe illusioni alla gente?

Chiedere di prendere in considerazione questo documento e applicarlo non mi sembra sia sbagliato. E’ una soluzione fornita a un problema che esiste. Il documento c’è, perché non viene usato?
Anche se chiedessi a Odinga di affrontare a modo suo la questione, istituirebbe una commissione che applicherebbe delle modalità per identificare il problema, investigherebbe e verrebbe fuori un documento simile e con le raccomandazioni per applicarlo.
Noi abbiamo una costituzione, ma dovrebbe essere rinnovata. E molti tentativi sono stati fatti per arrivare ad avere una nuova Costituzione, ma non convince, non convince. Senza una nuova Costituzione niente funzionerà, quella che abbiamo dà troppo potere al presidente, niente si muove senza il suo volere. Il Parlamento controlla se stesso e non il Presidente, che controlla il Parlamento come gli pare. Odinga non vuole che il caso del risultato delle elezioni venga giudicato dalla Corte perché la gente che è nella Corte è pilotata dal Presidente. Ora, quello che succede ad un leader costituirà un precedente per chiunque non si fida e dunque non ci sarà più rispetto nella Corte. Questo è il problema. Se le istituzioni lavoreranno bene, in modo indipendente, la fiducia tornerà indietro. Se io ho un caso da dibattere andrò alla Corte, dove mi aspetto di avere giustizia.
Mentre ora nella Corte certa gente si aspetta che le elezioni diano certi risultati…

- Per questo Odinga non vuole che sia la Corte a giudicare il risultato delle elezioni?

Non può andare alla Corte, perché non c’è una Corte!!

- Se Odinga e Kibaki arrivano a una certa mediazione che la gente non apprezzerà o se quelli dalla parte di Odinga si sentissero traditi in caso di troppe mediazioni, ci potrebbe essere il pericolo della perdita totale di controllo?

Quello che vediamo nelle news e quel che mi dicono da casa è che questa cosa è uscita dal controllo stesso della gente di chi doveva guidarla. Non è Odinga che sta determinando cosa devono fare, non prendono istruzioni da lui e fanno quello che sentono giusto. Anche se lui fa delle dichiarazioni loro possono decidere se ascoltarlo o no.

- Questo è molto pericoloso, cosa pensi possa succedere!

Io sento che l’unica chance che abbiamo è di supportare l’iniziativa di Kofi Annan di portare la pace, così che quando verrà fuori la gente la accetterà. Ma bisogna che non si vedano interferenze nel venir fuori delle soluzioni prospettate dall’iniziativa di Annan.  Fallita questa ho paura che il paese possa cadere nel caos nuovamente.

- E’ rappresentativa per tutto il paese la figura di Annan?

Certo, si dice che ha equilibrio, ha esperienza, per il buon background che ha e dove è coinvolto ora e abbiamo fiducia che potrà venire fuori da tutto ciò con qualcosa.

- La gente sente questo?

La gente sente questo ed è per questo motivo che c’è un po’ di calma in questo momento nel paese, perché la gente crede che stia venendo fuori qualcosa con Annan.

- E ambedue le parti accetteranno l’interferenza di Annan?

Devono accettarla. Devono accettarla perché hanno già depositato le loro richieste, le loro proposte, hanno visto e letto l’area nulla quale vogliono discutere e sono ambedue al suo fianco pronti a sedersi e deliberare quel che sortirà da Annan dal primo punto. Ogni cosa che esce fuori da quel dibattito devono accettarla e Odinga stesso lo accetta per il fatto stesso di essere lì e non in strada in questo momento.

- Fred puoi presentarti e dirci del tuo background come politico e che cosa fai qui in Italia?

Io non posso dire che sto facendo qualcosa nel campo della politica in questo momento. Sono qui per ragioni private e la mia intenzione è di tornare a casa ma per continuare la mia vita normale e non per fare una vita da politico, partecipando alla vita politica solo attraverso la semplice discussione. Non sono più coinvolto nella vita politica.

- Da quando non sei più coinvolto nella vita politica?

Da quando sono venuto qui in Italia. Non sono più in contatto.

- Per forza, essendo qui! Ma quando eri in Kenya eri coinvolto, così puoi dirci brevemente il tuo background e perché hai scelto di venire qui in Italia?

Mi sono impegnato molto nella politica e a quel tempo pensavo di essere utile ma questa cosa è finita per vari fattori e la mia passione è diminuita, forse per non avere più un contatto diretto con la politica reale del mio paese, così ora sono un uomo ordinario…

- Dici che quando tornerai in Kenya continuerai con la vita normale, ma non pensi che la tua esperienza di persona che viene da un altro lato del mondo possa essere molto utile nel tuo paese in questo momento cosi difficile?

Sì, lo so, può aiutare, ci sono molte cose che abbiamo imparano, specialmente io, la mia idea è di passare tutto ciò che può essere utile là nel gioco politico. Se loro sentono che possono condividere con me tutte le idee che possono sviluppare il nostro paese, meglio!

- Quando pensi di tornare in Kenya?

So che sarà durante quest’anno, mi sto ancora organizzando ma sarà quest’anno.

- Grazie Fred, spero tu mi permetta di usare la saggezza delle tue parole e delle tue informazioni per condividerle con altre persone.

Io spero siano equilibrate e possano esserti utili. Nel risentirle spero tu verificarne l’utilità e usarle.

- Solo una domanda! Cosa puoi dirmi del Forum che stai pensando di organizzare e che mi avevi accennato? Vuoi dire qualcosa a proposito?

Sì, sarà a Torino.

- E’ la prima volta che organizzate una iniziativa come questa? E’ sentita da tutti i kenyani che vivono in Italia come qualcosa di importante per dare un contributo alla situazione? Spiegaci!

E’ solo un forum per metter insieme i kenyani, non per dividerli. Non è niente di parte, professionistico, è aperto a tutti i keniani che vorranno venire. Si terrà a Torino il 16 di questo mese (febbraio). Il principale obiettivo di questo forum è di andare lì, sedersi e parlare del nostro paese, dei problemi che ci sono là e come si possano destreggiare. Questo è qualcosa che vogliamo fare previo annullamenti evitabili. Questo vogliamo fare con continuità e nel migliore dei modi e volta per volta, con molti argomenti da inserire sulla comunità kenyana in Italia. Una piattaforma dove condividere i nostri problemi e vedere come affrontarli.

- Da quale parte dell’Italia verranno i kenyani che avete contattato?

Sono dislocati sull’intero territorio italiano e speriamo siano in grado di venire da ovunque sono e siamo ancora entrando in contatto con vari altri in Italia per averli con noi il 16. Quelli che non saranno in grado potranno venire ai prossimi incontri.

- Come siete in contatto tra di voi, avete un sito?

Sì, stiamo preparando un sito: www.cablit.it ed il coordinatore della nostra organizzazione sta preparando una comunicazione sul forum.

- Pensi ci sarà gente con diverso orientamento che potrebbe prendere le parti dei due schieramenti opposti in questo forum?

E’ aperto a qualsiasi keniano, Masai, Kikuyu, Kamba, Luya, qualsiasi tribù. Noi abbiamo 42 tribù, e se ci fossero almeno due o  tre per ogni tribù sarebbe bello! Il Forum è aperto a tutti i kenyani che vogliono venire a sedersi con noi, portando anche i loro amici, e condividere con noi…

- Forse hai già avuto modo di scambiare qualche opinione con qualche Kikuyu, tu che sei un Luo?

Lo scorso weekend ci siamo incontrati a Torino.

- E cosa pensano di queste strane divisioni? Non è sentita dai kenyani che vivono qui in Italia?

No, no, non è sentita.

- Forse potrai relazionarci sul Forum del 16 febbraio durante l’evento che si terrà il 25 febbraio ad Arci Turro, in Via Rovetta 14, trasversale di Viale Monza dove, in occasione della proiezione del documentario Il Sogno di Caleb, spero tu potrai venire con gli amici kenyani che vorranno, per darci delle informazioni su cosa è venuto fuori nel Forum del 16, dando quelle notizie storico- politiche che la gente sarebbe interessata di avere per conoscere meglio il Kenya e quello che sta succedendo. Grazie, Oliver.

L'intervista è a cura di Mela Tomaselli

di Mela Tomaselli - 07 Febbraio 08