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L'intervista
Kenia, la tragedia

Ho voluto chiedere alla scrittrice e regista Mela Tomaselli, attenta conoscitrice del Kenia, dove ha soggiornato, di cui ha scritto, una sua opinione su quanto sta accadendo in quella Terra in queste ore. A Milano, nel mese di ottobre dello scorso anno Tomaselli ha presentato il film documentario Il sogno di Caleb, per la regia sua e di Elena Bedei. Nel film - del quale abbiamo riferito - si parla del ragazzo keniano Caleb, della sua vita in uno degli slums fuori Nairobi, delle circostanze che lo hanno portato poi in Italia dove ha avuto un momento di successo. Ora Mela Tomaselli non è in grado di sapere cosa stia accadendo in queste ore al ragazzo come agli amici di lui che lei ha conosciuto e che sono stati protagonisti del film. La sua ansia è molto forte.

Conversazione con Mela Tomaselli

G.P. - Ciò che sta accadendo in Kenia ti sorprende? Ogni volta che si manifestano tumulti gravi in una regione dell’Africa – ma non solo Africa,  certamente tuttavia soprattutto)… la gente occidentale appare come còlta di sorpresa tale è la non conoscenza che si ha di questo continente, delle sue dinamiche sociali e politiche  (colpa senza dubbio anche molto dei media che tacciono di loro). Ho pensato di chiedere a te che so conoscere da anni il Kenia per aver studiato i suoi costumi e tradizioni, proponendoli con i tuoi libri e per aver fatto conoscere attraverso il film documentario Il sogno di Caleb la vicenda dei giovani keniani Caleb e suoi amici, e per l’aver soggiornato in Africa e conosciuto gli slums  come  Nairobi…di chiederti se ti fai una ragione, tu, di quando di grave si è messo in movimento: della follia sanguinaria di queste ore. 
 
M.T. - No, non mi sorprende affatto, perché cosa resta ai poveri della terra a cui è negata ogni voce se non il scendere al fuoco e al sangue per gridare l'ingiustizia? E' il non aver più niente da perdere che genera la violenza che a noi sembra insostenibile... ma che bisognerebbe contestualizzare, senza moralismi e paternalismi.

Quello che bisogna tenere presente, è che quando si innestano ragioni politico-economiche su questioni storiche irrisolte come in questo caso quelle etnico-tribali, è il buon senso dei referenti politici come il presidente Kibaki e il candidato dell'opposizione Odinga che dovrebbe prevalere.

Ma come sempre nessuno lascierà l'osso, perché mostrerebbe una debolezza che pagherebbe cara, specialmente il candidato dell'opposizione che ha raccolto la speranza di tutti diseredati (pur non essendo un eroe positivo) non solo del suo gruppo etnico ma di tutte le altre ertnie, stanche dei soprusi dei Kikuyu, etnia del presidente, non solo di quello attuale  ma anche del primo della repubblica del Kenya dall'Indipendenza, Jomo Kenyatta, che nel 1967-68 si insediò dopo una discussa e sospetta uccisione del candidato favorito di allora, Ronald Ngala, dell'etnia Giriama.

La storia non fa sconti e i nodi tornano al pettine.

Mi stupisce che nella provincia della costa del Kenya, ad esempio, dove ho cominciato a conoscere e respirare le contraddizioni etniche, anche se erano solo potenziali e vissute con tolleranza e pacifica ironia, l'incendio non sia ancora dilagato! I Kikuyu lì si sono insediati portando via pian piano lavoro e posti chiave alle etnie della costa. D'altronde i Kikuyu erano più scolarizzati, più “civilizzati”, mentre i gruppi della costa sembravano meno portati ad aggiornarsi e a “deruralizzarsi”. Di conseguenza si è impiantata nell'anima dei nativi dell'area un fastidio per i Kikuyu.

Ma a livello nazionale c'è un antefatto recente, il referendum su una nuova costituzione proposta dal Presidente Kibaki alla fine del 2005, che aveva sancito una vittoria schiacciante degli “Orange”, il movimento d'opposizione al governo contro i “Banana”, rappresentato dalla coalizione del governo. La nota curiosa è che tra gli Orange c'erano anche sette ministri del governo!
Già in questi due movimenti contrapposti si era creata la situazione di oggi. Nonostante infatti gli Orange avessero vinto il presidente Kibaki non solo non ha preso atto della sua sconfitta ma ha espulso i sette ministri dal suo governo.
Peraltro il referendum poneva anche la questione della proposta “indecente” del Presidente di rinviare al 2010 le elezioni di oggi. Questo responso del referendum non l'aveva potuto ignorare.
Dal mio modesto parere tutto quello che sta succedendo è purtroppo una naturale conseguenza di tutta una serie di sbagli enormi fatti dal Presidente Kibaki, di cui ho citato solo gli esempli più eclatanti.
Dall'altra parte Odinga e gli altri ministri alleati della sua coalizione stanno pericolosamente cavalcando una situazione di scontento e disperazione, senza avere quei requisiti di traparenza e onestà di intenti che vorrebbero far credere.
D'altronde sembra che il potere offuschi l'etica, e non solo in quel continente... (...scagli la prima pietra...)
Per questo bisognerebbe giudicare senza il paternalismo tipico di noi occidentali.

G.P. - Ho immaginato da subito la tua grande apprensione di queste ore. Le tua parole, oltre a dare preziosi elementi di conoscenza,  mi fanno ulteriormente riflettere sull’abisso di ignoranza nostra di occidentali. C’è un’altra cosa che voglio chiederti:  Io ho asccoltato ieri alla radio una intervista a padre Kizito, che so tu conosci bene, una intervista a radio 24, (rintracciabile nel sito della radio) in cui egli diceva - tra altre cose - non essere paragonabile il conflitto etnico presente in Kenia a quello del Rwanda, che non c’era un simile clima in Kenia…; E mi sono domandata, alla luce delle notizie che ci vengono date negli aggiornamenti da laggiù - se le sue parole fossero una specie di ‘scaramanzia’, se riflettessero il suo pensiero. Penseresti così anche tu, che abbia voluto dare una immagine non drammatica oltre il dovuto forse chissà pensando che già molteplici sono le inessattezze dei media e a volte le amplificazioni di tipo sensazionalistico…Una strana interpretazione la mia?

M.T. -Io non conosco il Rwanda se non dai racconti di alcuni volontari incontrati a Kivuli, andati in «vacanza» in Rwanda nel 2005, già diverso tempo dopo il periodo di orrore. Quello che risaltava dalle loro descrizioni era lo stupore per aver trovato un paese tranquillo e verde.
Alla luce di questo sembrerebbe che un paese e un popolo possano trasformarsi repentinamente, basta si creino fatalmente le pericolosi condizioni… come in tanti gesti di follia nostrana di famiglie che abbiamo sentito nei nostri telegiornali descritte come  «così normali»…
Penso che P.Kizito abbia visitato il Rwanda e faccia dei paragoni con cognizione di causa. Io so solo che anch’io ho avuto sempre un’impressione di tolleranza e di grande capacità di convivenza tra le genti del Kenya nonostante tante lingue, etnie e religioni. Dunque capisco come P.Kizito, che ci vive e in particolare in uno slum, non possa capacitarsi di ammettere un paragone con le vicende del vicino Rwanda, e condivido pienamente.
Non ho condiviso invece la sua prima lettura degli eventi, nell’intervista rilasciata a Radio Popolare il 31, quando non ammetteva ci potessero essere stati brogli nello spoglio delle schede elettorali, ritrovate in numero maggiore dei votanti stessi… e più di 80 seggi conquistati in Parlamento dall’opposizione contro la trentina della coalizione del Presidente non giustificano una maggioranza di voti per il Presidente.

Quanto al sensazionalismo dei nostri mass media accompagnato al silenzio e all’ignoranza… beh si sa che il sensazionalismo dipende dal fatto che ci siano in questo momento tanti italiani in vacanza in Kenya, persino alcuni vip del nostro mondo politico! Anche le conseguenze dell’onda anomala non avevano impressionato per la presenza di tanti occidentali?
Niente di nuovo sotto il sole.

 Mela Tomaselli

2.01.08

"il candidato dell'opposizione Raila Odinga, come diversi alleati attuali
della sua coalizione, che si chiama ODM, faceva parte della coalizione del
presidente Kibaki che ha vinto le elezioni nel 2002.
Con il referendum sulla costituzione del 2005, che l'attuale presidente
Kibaki voleva far passare insieme con la proposta di riinviare le elezioni
del 2007 al 2010, 7 ministri , tra i quali Odinga, hanno costituito il
movimento Orange e hanno vinto. Odinga aveva portato molti voti.
Kibaki come risposta ha buttato fuori i suoi 7 ministri.
Così è nata un'opposizione forte che è "probabilmente" stata capace di
vincere queste elezioni. Già più di cento seggi in parlamento li ha vinti,
contro i soli 36 (circa) seggi del Presidente "non uscente"."
Mela Tomaselli


Link
http://www.lombardia.megachip.info/vis_cont.php?id_art=1185

Germana Pisa - Mela Tomaselli - 02 Gennaio 08