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Recensioni
Il bambino e' servito - leggende metropolitane in Italia - di Cesare Bermani

Qualche giorno fa è comparsa in un quotidiano on line una notizia (non so dire se sia stata ripresa dai quotidiani il giorno o i giorni seguenti): in un luogo degli Stati Uniti si è verificato un fenomeno molto strano e anche sicuramente inquietante: c’è stata una pioggia di vermi che, arrivati al suolo “hanno cominciato a strisciare” . (be’ altro non potevano fare essendo, a quanto pare, atterrati vivi). Certo la notizia è singolare. Leggendola qualcosa mi e’ scattato nella mente, ma un po’ indefinito. Tuttavia , quando ho ritrovato, un paio di giorni fa, riordinando uno scaffale (coincidenza sincronica?) – il libro “Il bambino è servito – Leggende metropolitane in Italia”, di Cesare Bermani- mi è parso chiaro cosa mi aveva ricordato quella strana notizia: le leggende metropolitane.

Ma perché “il bambino è servito” ? Perché, tra le molte tipologie del genere cui appartengono le ‘leggende – c’è quella della “baby-sitter cannibale”, che è molto ricca di episodi con relative varianti, quella dell’ “autostoppista fantasma”; piuttosto che quella de “la serpe in seno” o “gli alligatori nelle fogne di New York”. E c’è la tipologia de “il morso del ragno sulla guancia” come quello che declina varianti dei ‘morti che ritornano” (ad esempio “le ceneri della zia d’America” “il vestito impigliato al cimitero” ed ogni altra situazione mortifera e di morti che ritornano…)

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Cesare Bermani e’ un grande storico , un luminare della ricerca storica attraverso le “fonti orali”. Il libro di cui parlo analizza questo particolare tipo di ‘fonti orali’, quanto mai affascinante: a Bermani il merito di essere statoil primo nel nostro Paese ad occuparsi in maniera seria di questa particolare forma di 'racconto orale' Un aspetto estremamente interessante del fenomeno 'leggenda metropolitana'e’ il fatto( inevitabile? significativo?, quale di più?…) che, nel periodo in cui viviamo, alla faccia di chi fosse stato o fosse tentato di immaginare le leggende popolari di questo tipo come appartenenti ad altri lontani periodi storici meno “razionali” e “illuministici” del nostro (? ...nel periodo attuale esso ha una grande diffusione resa facile dalla globalizzazione della conoscenza attraverso i moderni strumenti. Così che, se una volta un fatto che si diffondeva come accaduto poteva giungere fino al paese vicino o dilatarsi alla regione e perfino alla nazione ,adesso avviene che, per esempio, il mondo tutto (almeno quello che usa gli strumenti della comunicazione e legge i giornali), sa nel medesimo istante che in America c’è stata “una pioggia di vermi che, giunti a terra hanno cominciato a strisciare”.

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Ma dobbiamo proprio liquidare questo fatto (ed altri eventuali) come “frutto di fantasia”. Qui, come ci avverte e come spiega Cesare Bermani, bisogna fare un po’ di attenzione, perché talune leggende si scopre essersi arricchite di passaggi dopo un fatto realmente accaduto, generalmente un fatto raccapricciante. E la realtà non e’ avara di questi fatti.

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Come dice la quarta di copertina di. "Il bambino è servito":

(…) Dire che queste narrazioni che nascono in ambiente urbano sono ‘false’ sono “dicerie popolari” o “notizie destituite di ogni fondamento” è semplicistico perché non coglie la “verità” delle leggende metropolitane: quella di dar corpo a timori, angosce, ossessioni collettive, tipiche del nostro tempo. Secondo la definizione classica, a differenza della fiaba la leggenda è un racconto di avvenimenti straordinari che possono essere creduti veri perché hanno un fondamento nella realtà: è questo che rende anche le leggende metropolitane un genere particolarmente ambiguo. Esse infatti si intrecciano strettamente con la cronaca, con le notizie dei mass media, con la finction cinematografica e televisiva, e con frammenti di una realtà che spesso riesce a superare in orrore la stessa immaginazione, rendendo così particolarmente arduo il compito dello studioso di distinguere il “vero” dal “falso”(…).

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Ma vogliamo guardare da vicino “la baby sitter cannibale” ? Vediamo ad esempio questo racconto:

A Milano una coppia che aveva un bambino – mi dice M. G. – si rivolge a un’associazione di studentesse che fanno servizio di baby-sitter. Hanno referenze ottime, per cui questa associazione gliene manda una e loro vanno a teatro. Ma per un contrattempo rientrano prima e trovano questo bambino piccolo, di pochi mesi, su un tagliere, il coltello accanto e il forno acceso. E questa ragazza, con molta tranquillità, con la calma di chi è passata in un’altra dimensione, dice che stava per cucinarlo per loro. Naturalmente questi danno in smanie e successivamente chiamano la polizia, arrivano quelli del Paolo Pini e si scopre che questa ragazza è schizofrenica. Ricordo che allora aMilano era una cosa che girava alla Cattolica e mi sembra che l’associazione fosse addirittura delle studentesse della Cattolica. La notizia apparve sui giornali qualche anno prima del 1976...(...) (testimonianza orale di Noemi Bermani,pg. 146)

continua:

Infatti ricordo che ne parlavamo a Torino nel gennaio 1976 a casa del sindacalista Fausto Bertinotti e di sua moglie, una sera che anche noi dovevamo prendere una baby sitter che non conoscevamo perché ci tenesse il bambino, e il fatto era noto anche a loro. Era una cosa che girava molto. Quel giorno lì da Bertinotti mi sono passate davanti agli occhi delle possibilità macabre: “Adesso anche noi troviamo una ragazza che non conosciamo, tutto sommato potrebbe…” Ma questo ti viene in mente a flash, no. Perché personalmente io ho orrore e anche mi suscitano fascino i cambiamenti di personalità, le mutazioni. Le temo e nel contempo mi incuriosiscono molto”

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Un altro racconto:

“Nel 1972 – mi racconta Paolo Felicioli – ero all’isola d’Elba con degli amici milanesi, Umberto Chaperon e sua moglie cui era nata una bambina che allora aveva poco più di un anno, e io facevo il baby sitter. Ed è saltata fuori la storia, come una cosa successa ad amici di amici, che una sera vanno a teatro, e lasciano a casa il bambino con una baby sitter australiana. Durante l’intervallo o si stufano o lei si sente male, tornano a casa e trovano la baby sitter che con l’aria un po’ assente ha ormai già imburrato tutto il bambino, l’ha cosparso di rosmarino e – con in mano un coltellaccio – sta per infilarlo nel forno. Si sono spaventati tremendamente e l’hanno immobilizzata e dopo di che l’hanno rispedita a casa, perché hanno capito che le mancava una rotella”

un episodio forse di cronaca e comunque dato come cronaca da un giornale della sera – probabilmente ancora una volta una leggenda metropolitana che si trasforma, almeno in un’occasione, in modello di comportamento – diviene anche nella realtà italiana, in un breve lasso di tempo, una leggenda a proposito di un presunto “fatto” accaduto a persone vicine, conosciute.”

Ancora dalla quarta di copertina: “ Tale fenomeno (la diffusione della l.m.), che in altri Paesi (Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra èoggetto di approfondite ricerche e di pubblicazioni da parte di storici, folkloristi ed antropoligi, in Italia ha ricevuto attenzione prevalentemente dai mass media, finendo per essere trattato alla stregua di mero divertissement. Questo volume ha il merito di analizzare, perla prima volta in Italia, le più diffuseleggende metropolitane, utilizzando gli strumenti della psicanalisi e della sociologia, della storia e dell’antropologia. Ne risulta un’indagine approfondita, ma anche brillante e gustosa, non solo delle leggende già note, maanche delle loro varianti tipicamente italiane, indizio della formazione, anche nel nostro paese,di una cultura magica che si intreccia strettamente con quella “postmoderna”. “

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Il bambino è servito - Leggende metropolitane in Italia - di Cesare Bermani - edizioni Dedalo srl Bari - 1991

a cura di gea - 21 Luglio 07