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Educazione ai media
La credibilità dei media

Riproponiamo il primo di una serie di articoli che Paolo Jormi Bianchi di Megachip pubblicò nell'anno 2005. Successivamente riproporremo i seguenti.*

La credibilità dei media

Con questo articolo inizia una rubrica dedicata alla manipolazione nei mass media, con un occhio di riguardo alla manipolazione televisiva. Megachip si propone di divulgare conoscenza e competenza in tema di informazione e comunicazione, per rinvigorire lo spirito critico dei telespettatori e per permettere a tutti di guardare la televisione e consumare qualsiasi prodotto culturale senza farsi manovrare, ingannare o prendere in giro.
Per questo cercheremo di descrivere diverse tecniche di manipolazione, in accordo con la missione divulgativa che è alla base di Megachip, per far sì che il sapere di ristrette élite di “addetti ai lavori” venga trasferito anche sui comuni cittadini che frequentano il nostro sito.
 Il riferimento bibliografico centrale di tutti gli articoli di questa rubrica sarà l'opera di Guido Gili “Il problema della manipolazione: peccato originale dei media?” Editore Franco Angeli, 2001.

Inizieremo descrivendo le strategie che i media mettono in campo per acquistare credibilità : il perno centrale del loro potere. Faremo riferimento alla credibilità che ogni medium ha nel suo complesso, in quanto testata o emittente. Vediamo allora su quali fattori si basa e come viene ottenuta.
Integrità : è una “qualità morale” del medium, basata sulla sua storia e la sua tradizione (pensiamo a quella che può vantare la Bbc o il Washington Post). È un vero e proprio “capitale di partenza” in fatto di credibilità, e i medium che possono contare su di esso devono prestare la massima attenzione a non intaccarlo. L'integrità di un medium poi si basa anche sulle condotte professionali di alcune sue figure chiave, come possono essere grandi firme storiche di un giornale, il direttore di un telegiornale o il decano dei conduttori televisivi di una emittente. Il pubblico percepisce come integri i media anche sulla base del comportamento, riconosciuto più o meno corretto, dei suoi uomini e donne di punta. Spesso però, come nel caso di giornali o telegiornali, questi personaggi sono solo delle figure di vetrina , che si sono rese disponibili a prestare la propria credibilità al sostegno di linee dettate dalla proprietà editoriale, affinché dette linee abbiano maggior successo nel raggiungere il pubblico.
 I grandi professionisti, coloro che sono innanzitutto uomini o donne tutti d'un pezzo, prima ancora che essere giornalisti, solitamente non si prestano a svolgere il ruolo di vetrina e, se la proprietà editoriale li mette alle strette, danno le dimissioni.

Indipendenza : è il fattore della credibilità che si basa sull'aver convinto il pubblico di essere liberi da influenze esterne, di avere la possibilità di trattare gli argomenti senza suggeritori. Ma la verità è che il contenuto dei media riflette sempre gli interessi di coloro che finanziano i media stessi . Oltretutto, quando si sostiene la propria indipendenza, spesso nel giornalismo non si ammette che le fonti utilizzate per dare le notizie sono sempre meno quelle “secondarie”, ovvero quelle la cui attendibilità è affidata alla stessa citazione giornalistica, nel senso che è il giornalista, dando loro voce, a legittimarle; le fonti utilizzate sono invece oggi sempre più spesso quelle “primarie”, che provengono cioè da una istituzione che esprime il proprio interesse, o molto più semplicemente da veri e propri gruppi di interesse. Per il lavoro giornalistico, oramai frenetico, le notizie belle e pronte sono allettanti. Fonti primarie appunto: uffici stampa che forniscono materiale già pronto.

Spontaneità : è un atteggiamento, è il comunicare in modo tale da non indurre chi ascolta a sospettare di intenzioni manipolatorie insite nel messaggio.
Spesso oggi alle spalle del conduttore del telegiornale si vede una redazione al lavoro: non è altro che una scelta strategica, che deve indurre il telespettatore ad avere un'impressione di sincerità da parte dell'emittente.
Spesso le incursioni “dietro le quinte” di un programma televisivo, servono anche a dire allo spettatore: “non c'è trucco, non c'è inganno”. Si mostra il dietro le quinte di un programma per acquisire credibilità, esibendo spontaneità.
La spontaneità è anche il fattore decisivo del successo di tutte le trasmissioni della “tv verità”, un fenomeno che negli anni '90 ha avuto massima espansione a Rai Tre sotto la direzione di Angelo Guglielmi, e che fa scuola anche oggi. Quasi sempre la spontaneità è un artificio manipolatorio, la tv-verità e la tv-realtà dichiarano di presentare la realtà ‘così com'è', senza mediazioni . Proprio in queste trasmissioni si cela invece un grande spazio di manipolazione. Gli Amici di Maria De Filippi , tanto per fare un esempio, non rappresentavano i veri giovani d'oggi: i problemi che hanno portato in studio sono stati esasperati, banalizzati, spettacolarizzati. Lo stesso avviene in tutte le trasmissioni di quel genere che vanno in onda ancora oggi. Eppure quelle vicende ci sono state presentate come testimonianze della realtà sociale. Lo stesso è accaduto al Maurizio Costanzo Show, lo stesso cercano di fare oggi i reality show nel complesso, in quanto genere televisivo: ostentano spontaneità, acquisiscono credibilità, quindi riescono a manipolare il pubblico.

Ingraziamento : è la ricerca di un legame di identità col proprio pubblico. L'emittente si presenta come espressione del suo pubblico e dei suoi gusti, acquistando credibilità. Spesso un medium si presenta come portavoce degli interessi del pubblico per portare avanti, a nome del pubblico stesso, idee e tesi che invece sono proprie del medium o di centri di potere che sono alle sue spalle; altre volte e in modo opposto, di fronte a tematiche controverse, i media assumono posizioni forzatamente equidistanti dalle parti in campo, sostenendo di voler rispettare il proprio pubblico e la varietà di posizioni presenti al suo interno. Finiscono invece per penalizzare la verità e la giustizia, soprattutto quando queste ultime sono ascrivibili alla più debole delle parti contrapposte.

Accreditamento : è il fattore transitivo della credibilità. I media possono infatti trasferire la credibilità di cui godono su altri soggetti, e scambiarsela tra medium e medium. Questa pratica può dare adito a forme di manipolazione: accade quando una notizia falsa diventa vera perché diverse testate la riprendono ognuna dall'altra, e l'errore (o la manipolazione) iniziale non viene calcolato, per via credibilità di cui gode la prima testata che ha divulgato la notizia.
Può accadere anche che un medium “rubi” la propria credibilità, accreditandosi mendacemente agli occhi del pubblico presso una istituzione autorevole, che viene citata in modo ambiguo in modo tale da lasciar credere che si stia parlando in sua vece. Peggio ancora, l'accreditamento vicendevole di un forte e ristretto gruppo di giornali o emittenti radio-tv, può costituire una conventio ad excludendum verso posizioni e voci che si vogliono indebolire, provenienti da fonti che non fanno parte del “club”.

Nel prossimo articolo di questa rubrica parleremo di un'altra faccia della credibilità: la credibilità dei soggetti ospitati in televisione, e di come eventualmente questi soggetti vengono boicottati o favoriti da “padroni di casa” più o meno faziosi.
di Paolo Jormi Bianchi


 

Link
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=610

di Paolo Jormi Bianchi da Megachip pagina nazionale - 17 Luglio 07